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Zambia. Drammatiche le condizioni dei detenuti nelle carceri

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L'Osservatore Romano, 5 febbraio 2019

 

Progetti di Caritas e Centro laici italiani per le missioni. Il sistema penitenziario dello Zambia versa da tempo in condizioni allarmanti che riguardano soprattutto l'assistenza sanitaria, lo stato nutrizionale e l'istruzione dei detenuti. L'emergenza si accentua ulteriormente in un'ottica di riabilitazione e di reinserimento nella società.

Da questo quadro è partito nel 2016 il progetto del Centro laici italiani per le missioni (Celim), Onlus con sede a Milano, che in collaborazione con Caritas Zambia e altre istituzioni intende intervenire per promuovere il rispetto dei diritti umani dei prigionieri. L'obiettivo generale è migliorare le condizioni di vita dei detenuti in sette istituti penitenziari, con particolare attenzione verso le donne e i bambini incarcerati con loro.

"Nelle carceri zambiane - spiega all'agenzia Fides Lara Viganò, programme coordinator Africa per il Celim - i detenuti muoiono per mancanza di acqua, cibo e cure: mancano i servizi medici di base, le infrastrutture sono insufficienti o decadenti e le medicine scarseggiano. In particolare, i bisogni delle donne e dei bambini non vengono adeguatamente affrontati. Le donne incinte non ricevono trattamenti nutrienti adeguati alla loro condizione e i figli delle detenute sono costretti a condividere il pasto con le madri".

I prigionieri sono costretti a vivere stipati in celle di piccolissime dimensioni: nello spazio in cui dovrebbero vivere 8.000 detenuti ne sono ammassati 25.000. Il sistema penitenziario dello Zambia sta cercando di trasformarsi puntando sulla riabilitazione più che sulla punizione anche perché il tasso di recidiva è alto (30 per cento).

Ma i mezzi sono scarsi. Il progetto si concentra anzitutto sulla formazione. Nelle sette carceri in cui Caritas Zambia opera, si sono organizzati corsi professionali per i detenuti (elettricista, falegnameria, meccanica) aiutandoli a sostenere gli esami di qualifica professionale.

"L'idea di base è costruire, insieme a loro, capacità che possano spendere una volta usciti di prigione", sottolinea Viganò. Il progetto prosegue nel 2019 con due obiettivi ambiziosi: "Ci concentreremo sul reinserimento economico-sociale, creeremo centri nei quali, una volta riguadagnata la libertà, gruppi di ex detenuti potranno lavorare insieme e offrire ai concittadini i loro servizi come piccoli artigiani. In secondo luogo lavoreremo per la riconciliazione favorendo l'incontro dei detenuti con i loro famigliari, con le vittime e offrendo loro servizi di counseling. Siamo convinti che il reinserimento sia possibile e doveroso".

 

 

 

 

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