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Violenza sulle donne, ignoriamo gli insulti

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di Pierluigi Battista

 

Corriere della Sera, 11 marzo 2019

 

Le donne violentate, le vittime dello stupratore di colore o quelle dello stupratore bianco, spariscono, diventate oggetto passivo della rissa permanente tra bande che aspettano l'occasione propizia per scambiarsi mazzate. Da un po' di tempo a questa parte, quando le cronache riferiscono dell'ennesimo stupro patito da una donna, va immancabilmente in scena in Italia il derby squallido giocato di chi non aspetta altro che l'identikit etnico-razziale dello stupratore, o del branco degli stupratori, per imbastire la solita, miserabile polemicuccia politica sul corpo delle vere vittime, mute, sconvolte, umiliate.

Questa gara grottesca segue sempre l'identico canovaccio, un canovaccio che non prevede la benché minima attenzione solidale e partecipe per la sorte amara della donna stuprata ma va dritto allo scopo della speculazione politica, ostentata da ambedue i fronti con eguale, un po' vomitevole, cinismo. Se lo stupratore è nero di pelle, immigrato possibilmente clandestino ma anche regolare può sempre venire utile, allora si scatena la canea degli italianissimi, anzi del "prima gli italianissimi": ecco gli invasori che violentano le nostre donne (bianche), ecco la prova che l'accoglienza è un suicidio, ecco a cosa ci porta il buonismo, e via abbaiando.

Se invece lo stupratore, o il branco degli stupratori come è accaduto la settimana scorsa sulla Circumvesuviana, è italiano e bianco, si alza il coro stonato degli sfaccendati di Twitter di segno contrario: ecco la prova che gli italiani sono peggio dei migranti, ecco un duro colpo per i razzisti che odiano i neri, ecco il boomerang per i nemici dell'accoglienza e via sbraitando.

E le donne violentate, le vittime dello stupratore di colore o quelle dello stupratore bianco? Spariscono, diventate oggetto passivo della rissa permanente tra bande che aspettano l'occasione propizia per scambiarsi mazzate. Bande non formate solo da anonimi odiatori, dal popolo dei violenti del pestaggio social, ma anche da accreditati ed accreditate esponenti della politica, da opinion makers invasati, da persone che hanno un ruolo pubblico e che non esitano a rendere pubblica la parte peggiore di sé, fanatica, ferocemente aggressiva. E soprattutto disposte a passare sopra come carri armati sulla sensibilità delle donne crudelmente ferite pur di far parte della sassaiola permanente in cui si è ridotta in Italia la battaglia politica. Inutile l'appello a tacere: è più forte di loro, gli energumeni non possono fare a meno di picchiare. Ma l'appello a non dar loro retta, questo si può. Non stateli più a sentire.

 

 

 

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