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Vigevano (Pv): Associazione San Vincenzo; un orto per insegnare un lavoro alle detenute

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di Giuseppe Del Signore

 

La Provincia Pavese, 5 gennaio 2015

 

Un orto tra le mura del carcere dei Piccolini per consentire alle detenute di coltivare la terra e rivendere i prodotti in città, a chilometro zero. È il progetto che la Società San Vincenzo de Paoli di Vigevano sta preparando per favorire il reinserimento dei carcerati.

"La nostra opera - spiega il presidente. Maria Luisa Baldi - non è a livello di emergenza, ma di accompagnamento. Sì, diamo le borse ai poveri, ma la nostra finalità è il reinserimento sociale, non l'assistenza a vita. Per questo collaboriamo con la casa circondariale e dopo la ludoteca - inaugurata nel corso del 2014 con il finanziamento di Fondazione Piacenza e Vigevano - abbiamo pensato all'allestimento di un orto-vivaio in cui coltivare prodotti da vendere in Vigevano. Lo scopo è far sentire il carcere come un quartiere della città".

Favorendo in questo modo da un lato una percezione positiva della struttura e dall'altro la "rieducazione del condannato" a cui devono tendere tutte le pene in accordo con l'articolo 27 della Costituzione. Al momento il progetto è in fase di lancio, grazie al contributo dell'istituto agrario Pollini di Mortara, che ha accettato di fornire le competenze specifiche imprescindibili per realizzare l'orto.

Per passare alla fase operativa la San Vincenzo dovrà reperire le risorse necessarie, almeno 50mila euro. "Per prima cosa - dichiara Baldi - abbiamo presentato il progetto alla sede nazionale per capire se può rientrare in uno dei bandi disponibili, in seconda battuta stiamo tentando la strada del cofinanziamento insieme a delle fondazioni".

In attesa di verificare la disponibilità di queste ultime, prosegue l'attività ordinaria della Società, che è la più antica di Vigevano e una delle più antiche del mondo, essendo stata fondata a Parigi nel 1833 e presente in città dal 1867. Le 5 conferenze, sedi operative che fanno capo al consiglio centrale di Vigevano, complessivamente assistono oltre 300 famiglie di italiani e stranieri. "Abbiamo - afferma il presidente - più stranieri, il rapporto è circa 60-40%, ma il numero delle famiglie si avvicina perché una famiglia straniera di solito ha più figli. Sono tanti i pensionati così come le persone sole e in questi casi il numero degli italiani aumenta. La situazione in città non è molto bella e non so come possa evolversi; di certo è in peggioramento. C'è una difficoltà di inserimento, perché mancano le possibilità di lavoro".

 

 

 

 

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