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Video di Battisti. Salvini e Bonfede verso l'archiviazione, l'inchiesta prosegue sul Dap

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di Valeria Pacelli

 

Il Fatto Quotidiano, 7 febbraio 2019

 

Non ci sono soltanto Alfonso Bonafede e Matteo Salvini. Anche il Capo del Dap, il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, Francesco Basentini, è finito nell'indagine della Procura di Roma nata dopo un esposto che riguardava il video dell'arrivo a Ciampino del latitante Cesare Battisti, catturato il 13 gennaio scorso a Santa Cruz de la Sierra, in Bolivia.

Anche Basentini era indagato per aver concorso nel reato di abuso d'ufficio contestato inizialmente al Guardasigilli e al vicepremier leghista. Per tutti, comunque, la Procura di Roma ha chiesto l'archiviazione e mandato dieci giorni fa gli atti al Tribunale dei ministri che ora dovrà decidere se condividere l'impostazione dei pm capitolini e archiviare o chiedere l'autorizzazione a procedere nei confronti dei due ministri.

Parallelamente in Procura è stato aperto un altro fascicolo, ma per omissione di atti d'ufficio. L'obiettivo è valutare se vi siano state responsabilità nell'Amministrazione del Dap: erano tenuti a impedire la realizzazione e la diffusione di quel video? Che vi fosse un'inchiesta a carico di Bonafede e Salvini lo ha rivelato ieri Il Giornale. Adesso si scopre che la vicenda riguarda anche l'attuale capo del Dap Basentini. Ma procediamo con ordine. L'indagine è stata aperta a Roma dopo l'esposto di un avvocato di Catanzaro.

Qui si chiede di verificare se siano stati commessi reati con la pubblicazione nel video di circa 4 minuti sul profilo Facebook di Bonafede, in cui vi erano le riprese delle varie fasi dell'arrivo di Battisti comprese le procedure di foto-segnalamento effettuato negli uffici della Questura e quelle relative alle impronte digitali.

"Era un riconoscimento al lavoro che aveva fatto la Polizia penitenziaria", aveva commentato il ministro della Giustizia dopo le polemiche di quei giorni. Pure la Camera Penale di Roma (presidente l'avvocato Cesare Placanica) ha inviato un esposto ai Garanti della privacy e dei detenuti in cui si fa riferimento anche a quanto previsto dall'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo sul "divieto di trattamenti disumani e degradanti".

Come detto, in Procura arriva invece una denuncia di un legale calabrese. I magistrati prima decidono di iscrivere Bonafede, Salvini e Basentini e poi di archiviare. Secondo i pm è stato violato l'articolo 42 bis dell'ordinamento penitenziario che al comma 4 prevede che "nelle traduzioni siano adottate le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità".

Tuttavia non c'è il dolo: ossia la presunta violazione della norma non è stata commessa per provocare intenzionalmente un vantaggio, tantomeno arrecando danni ad altri. In questo caso Battisti. Insomma, il video aveva l'obiettivo di sottolineare la nuova efficienza dello Stato nella cattura dei latitanti. Quindi una motivazione politica. Per questo è stata chiesta l'archiviazione.

Resta invece aperto a Roma un secondo filone di indagine: nella denuncia infatti si chiedeva anche di verificare se nell'amministrazione penitenziaria qualcuno avesse commesso il reato di omissione di atti d'ufficio non impedendo la realizzazione e la diffusione di quel video.

 

 

 



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