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Verona: "muffa nel cibo", i detenuti chiedono i danni

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Corriere di Verona, 16 marzo 2019

 

"A Montorio alimenti marci e avariati". Ma i fornitori si difendono: nessun inadempimento. "Preferiamo restare a stomaco vuoto che ingerire quello schifo". Lamentele risuonate più volte in carcere negli ultimi anni, tanto da sfociare in scioperi della fame e lettere di protesta ai mass media. Alla fine, il caso della presunta somministrazione ai detenuti a Montorio di "cibo avariato e ammuffito" arrivò in procura e a fine 2016 il gup Luciano Gorra firmò tre rinvii a giudizio per frode.

Ma ieri, al banco degli imputati davanti al giudice Camilla Cognetti, a raccontare tutt'altra verità rispetto a quella accusatoria sono stati due imputati, ovvero i responsabili di una delle ditte subappaltanti, Michela e Savino Tiraboschi, rispettivamente legale rappresentante e gestore di fatto della Ortobergamo srl.

Stando a ciò che imputa loro la procura alla luce delle segnalazioni dalla direzione del penitenziario e del blitz condotto dai carabinieri del Nas, avrebbero "fornito beni in cattivo stato di conservazione e alterati, con muffa, marci, spesso inadatti al consumo, da qualificare in più occasione come materiali di scarto e difformi per qualità dal contratto di fornitura". Contestazioni riferite all'arco di tempo racchiuso tra l'ottobre del 2012 e quello del 2013, ma a detta dei detenuti la "malagestione" si sarebbe protratta oltre: 8 di loro, costituiti parte civile, chiedono ora i danni e vogliono essere risarciti.

Ieri, tra i vari testimoni, spiccavano appunto i Tiraboschi, padre e figlia, secondo cui "nessuno ha mai agito per lamentare l'inadempimento nelle forniture svolte a Montorio né chiesto la risoluzione del contratto e le occasionali contestazioni sulla qualità della merce giungevano solo da questa casa circondariale, e non da altre strutture, come quella di Vicenza". A luglio, quando si tornerà in aula, è attesa anche la sentenza.

 

 

 

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