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Verona e Genova: altri due suicidi e ricomincia la triste escalation

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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 9 febbraio 2019

 

Sono già sei i detenuti che si sono tolti la vita dall'inizio dell'anno. nel 2018 furono 67. Escalation di suicidi in carcere nel giro di 24 ore. È passato poco più di un mese dall'inizio dell'anno e già siamo giunti a sei suicidi per un totale di 14 decessi nelle patrie galere.

Gli ultimi due suicidi, avvenuto nell'arco di poche ore, riguardano due giovani detenuti di origine africana. Uno a Verona e l'altro al Marassi di Genova. A Verona è il segretario nazionale per il Triveneto del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe a darne notizia. Giovedì scorso, un detenuto trentenne di origini nigeriane, entrato a gennaio, si è tolto la vita impiccandosi. Nulla hanno potuto i pur tempestivi interventi dei poliziotti, che pure lo avevano portato nell'immediatezza nell'infermiera dove gli è stato fatto un massaggio cardiaco con defibrillatore senza esiti.

Poco più tardi, sempre nello stesso carcere, un altro detenuto maghrebino è stato portato in codice rosso all'ospedale per aver ingerito pile e lamette. Triste, invece, l'epilogo di un detenuto ventiduenne di origine marocchine.

È stata dichiarata, in ospedale, la sua morte cerebrale dopo aver tentato di togliersi la vita nel carcere Marassi a Genova impiccandosi nella sua cella. È stato soccorso dagli agenti di polizia penitenziaria, sul posto è intervenuto il personale medico sanitario che ha portato il 22enne in condizioni gravissime all'ospedale San Martino di Genova dove è deceduto nonostante i tentativi di rianimazione.

A pensare che qualche giorno fa, proprio i sindacati di polizia avevano denunciato il grave sovraffollamento del Marassi con 730 detenuti su una capienza di 546 posti, sottolineando che nel solo 2018, nelle carceri ligure, hanno sventato 30 tentativi di suicidio. Come detto, 6 sono i suicidi dall'inizio dell'anno. Ancora, prima, martedì scorso, un detenuto di 67 anni si è ucciso nel carcere sardo di Uta. A darne notizia è stata Mara Grazia Caligaris, presidente dell'associazione Socialismo Diritti Riforme.

"Apprendere della morte volontaria di una persona - ha affermato Caligaris - genera sempre dolore e sgomento tanto più se questo avviene dietro le sbarre. È un monito che richiama tutte le Istituzioni ad agire unitariamente per scongiurare episodi tragici di autolesionismo. Sappiamo - continua la presidente di Sdr - che non sempre è possibile prevedere questi atti né scongiurarli in extremis come spesso Agenti e Sanitari fanno. Occorrono però più progetti mirati e iniziative che devono rendere meno afflittiva la pena".

Poi ha sottolineato: "Il carcere racchiude accoglie tante fragilità personali difficili da gestire. Molte non sono neppure capaci di manifestare apertamente il disagio. Ecco perché diventa indispensabile la presenza di programmi e attività molteplici con personale (Agenti, Educatori, Psicologi) adeguato ai bisogni". Caligaris conclude con un auspicio: "Occorre una maggiore attenzione da parte del Ministero della Giustizia e del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria per migliorare le condizioni di vita dentro le strutture e promuovere la realizzazione di Case di Accoglienza alternative agli Istituti di Pena".

In Italia i suicidi in carcere sono un fenomeno in crescita costante. Nel corso dell'anno appena concluso sono state 67 le persone che si sono tolte la vita all'interno di un penitenziario. Nel 2017 erano state 52 e l'anno precedente 45. Nel corso degli ultimi diciannove anni - come indicano le statistiche pubblicate da Ristretti Orizzonti, i suicidi oltre le sbarre sono stati oltre mille, per la precisione 1.059. In totale i decessi (per tutte le cause) sono stati, nello stesso periodo, 2.898.

 

 

 



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