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Veneto: l'ingiunzione alla Regione "accolga i 15 detenuti veneti malati di mente"

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di Filippo Tosatto

 

Il Mattino di Padova, 11 dicembre 2015

 

Ultimatum della magistratura alla Regione: i 15 veneti psicolabili autori di gravi crimini e tuttora detenuti all'Opg di Reggio Emilia (ospedale psichiatrico giudiziario abrogato per legge, al pari di tutti gli altri, dal 31 marzo scorso) devono essere accolti in una "residenza di esecuzione delle misure di sicurezza" (Rems) nel territorio di provenienza e il trasferimento deve avvenire immediatamente. L'iniziativa è del tribunale di sorveglianza di Bologna che, accogliendo il ricorso di alcuni reclusi, ha stabilito che "che l'attuale internamento sta avvenendo in violazione di legge, con pregiudizio grave e attuale dei diritti degli internati che hanno il pieno diritto di esecuzione delle misure di sicurezza operata esclusivamente mediante il ricovero delle Rems".

La circostanza, alla luce del ritardo dell'amministrazione di Palazzo Balbi - che il governatore Luca Zaia e l'assessore Luca Coletto attribuiscono ai mancati finanziamenti governativi, rivendicato il pieno rispetto dei tempi progettuali - costringe ad agire in fretta: oggi il capo dell'avvocatura regionale, Ezio Zanon, sarà a Bologna per assicurare il giudice che il problema sarà presto risolto. "Per 5 di loro sono già avviate le procedure per il trasferimento in Veneto", informa una nota della Regione "gli altri 10 potranno essere ospitati nella Rems provvisoria individuata e in corso di realizzazione all'ex ospedale Stellini di Nogara, nel Veronese, che sarà disponibile entro la prima metà di gennaio. I lavori avrebbero dovuto concludersi ad aprile 2016 ma, in considerazione dell'ingiunzione della magistratura, la Giunta ha autorizzato il direttore generale dell'Ulss 21, competente per territorio, a procedere con lavori di somma urgenza".; "Qualora la magistratura reggiana non ritenesse sufficiente questa tempistica", è l'impegno "i dieci malati saranno trasferiti in idonee strutture psichiatriche nella rete veneta".

La questione, tuttavia, presenta ulteriori problemi, a cominciare dalla sicurezza. Finora gli internati nei padiglioni di Reggio Emilia (per i quali il Veneto sborsava 250 euro cadauno al giorno) sono stati vigilati da agenti della polizia penitenziaria, una misura necessaria trattandosi di soggetti disturbati condannati in via definitiva per reati violenti (a volte estremamente gravi), giudicati socialmente pericolosi per sé stessi e per gli altri. Ora però il giudice di sorveglianza ha stabilito l'allontanamento delle guardie, in esecuzione della nuova normativa che prevede una gestione delle misure detentive "a carattere esclusivamente sanitario"; ciò a fronte di un generico impegno alla "sorveglianza esterna" da

parte delle prefetture promesso dal ministero della Giustizia, che ha difeso il valore civile del provvedimento. Un viatico non del tutto rassicurante che ha già spinto vari osservatori - magistrati, psichiatri, giuristi - a suggerire una correzione in corsa della riforma.

 

 

 

 

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