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Valerio Magrelli in cerca di giustizia. L'indagine in versi del commissario

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di Pierluigi Battista

 

Corriere della Sera, 2 dicembre 2018

 

"Il commissario Magrelli" (Einaudi) è la nuova opera del poeta romano. Un testo che si schiera dalla parte delle vittime spesso dimenticate dai media. L'arma letale, l'ironia, si mostra impudica sin dal titolo: Il commissario Magrelli, edito da Einaudi.

Che poi il commissario è l'arguto omonimo del poeta Valerio Magrelli che si fa forte dell'assonanza con il più celebre degli investigatori letterari, il Maigret di Georges Simenon. Magrelli, il commissario del libro, è un poeta che coltiva in queste pagine "l'infantile sogno di una giustizia in versi". Componimenti poetici che in poche pagine formano un'"enciclopedia del reato": un "commissario della poesia" sulle tracce dei "misfatti che restano impuniti a questo mondo".

Un commissario può stare dalla parte dei carnefici? Certamente no, e infatti il commissario Magrelli sta nel campo delle vittime, tra "le voci degli assenti, dei muti, degli oppressi, dei soppressi". Poesia civile, ma senza le pose solenni che non di rado la poesia civile assume monumentalizzandosi. Poesia di denuncia, ma senza l'aria tribunizia di chi si sente, più che dalla parte delle vittime, dalla parte di una presunta Verità. Poesia pedagogica, ma senza la spocchia un po' odiosa del pedagogo di professione. Poesia d'attualità, ma senza il linguaggio corrivo e in copia conforme del cronista stanco, senza gli stilemi legnosi del giornalistese.

C'è Giulio Regeni: "Anche l'Egitto giace/ avvolto dall'orrore:/ un ragazzo faceva domande ed è stato sbranato", ma poi "la palude ha cancellato tutto" e "di conseguenza, il commissario vomita". C'è Stefano Cucchi, che "muore fra le braccia di quello Stato che/ invece avrebbe dovuto custodirlo" e "come può un commissario tollerare/ chi infanga il nome dell'Autorità?". Ma ci sono anche le vittime dell'"orrore del precariato": "I ciclisti che portano la pizza./ I laureati che mangiano la pizza/ inchiodati ai call center", insomma "questi poveretti alla cornetta/ e questi disgraziati in bicicletta...".

Perché chi presta attenzione a questi poveretti, a questi disgraziati delle officine del precariato, se il punto di vista del senso comune non li vede affatto, non li prevede, non sa chi siano, invisibili, o al massimo li considera marginalità statistica?

Ecco, il commissario Magrelli, con le armi dell'ironia e dei versi messi insieme nel suo commissariato poetico, propone il rovesciamento del punto di vista: "Lui non è interessato al serial killer/ bensì alle povere prede, al serial killed". È così: noi siamo, inconsapevolmente ma ineluttabilmente, interessati al serial killer, al fascino perverso dell'assassino, alle sue motivazioni profonde, al suo vissuto. Ma al non vissuto del serial killed, chi ci pensa? Che ne è dell'ex vissuto della vittima che non vive più e che muore nell'attenzione collettiva perché l'attenzione collettiva è magnetizzata dal carnefice, mai dalla vittima?

Sempre il rapinatore, mai il rapinato, il terrorista e mai la cavia, quella che deve essere sacrificata per terrorizzare, scopo supremo, appunto, del gesto terroristico (e Le cavie, sia detto tra parentesi, è pure il titolo dell'antologia einaudiana della produzione poetica di Magrelli, in libreria proprio in questi giorni).

La preda, chi la ascolta? La ascolta il commissario, che nel misfatto vuole rendere omaggio alla sua vittima. "Perché vi commuovete per il lupo,/ e non per l'agnello sbranato?". E poi: "al Minotauro, preferisce Arianna". Ci vuole il commissario Magrelli per ristabilire, in versi beninteso, la misura della denegata umanità. Con ironia, a far da contrappunto a questa enciclopedia del misfatto che vuole denunciare senza cadere nello stereotipo della denunzia magniloquente, ci sono poi delle complicatissime divagazioni delinquenziali a cui il commissario creato da Valerio Magrelli mette scaltramente fine "risolvendo la trama" ogni volta.

Quello che non si risolve, e rimane sospeso nell'atmosfera un po' mefitica dell'ingiustizia ordinaria, è il conto non pagato dai carnefici, ladri e assassini, predatori e prepotenti che alla fine, con grande disappunto del commissario, la fanno sempre franca. "Qualcuno tocchi Caino", invoca lui. Invocazione forcaiola? No, perché "la tolleranza e la penicillina:/ qui l'Occidente ha forse dato il meglio".

Del resto, il commissario Magrelli dice di sé di essere una pecora, ma "una pecora da combattimento". E si chiede, con i versi, perché il pentimento porti così facilmente a uno sconto di pena, visto che il ribrezzo per ciò che ha commesso dovrebbe piuttosto spingere il pentito alla richiesta di un raddoppio della pena. Eppure il commissario della poesia si congeda. Un po' sbigottito. Ma uno sbigottito da combattimento.

 

 

 



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