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Un'altra bocciatura per la riforma Orlando

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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 13 settembre 2018

 

La Commissione giustizia della Camera ha bocciato il testo sulla giustizia riparativa. Secondo i deputati non assicurerebbe alla vittima efficaci forme di riparazione delle conseguenze del reato sul provvedimento, invece, il garante si era espresso favorevolmente.

Vogliono riscrivere anche lo schema di decreto della giustizia riparativa. Si tratta di uno dei quattro schemi di decreto legislativo trasmessi alle Camere lo scorso 21 maggio dal governo Gentiloni per chiedere l'espressione del parere, in attuazione della delega per la riforma dell'ordinamento penitenziario.

La Commissione giustizia della Camera, durante la seduta di lunedì, ha espresso parere contrario, perché non assicurerebbe alla vittima efficaci forme di riparazione delle conseguenze del fatto di reato, non essendo riconosciuta alla stessa un effettiva centralità nel procedimento, come invece richiesto dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio dell'Unione europea n. 29 del 25 ottobre 2012. La commissione ha sottolineato che "la valorizzazione della vittima, infatti, e la necessità di tutelarla, costituiscono un vincolo derivante dall'ordinamento dell'Unione europea capace di orientare le scelte del legislatore nazionale".

La Commissione quindi non invierà il testo al Consiglio dei ministri e teoricamente dovrebbe riscriverlo. Siamo alla seconda riscrittura di un testo, oltre al decreto principale della riforma dell'ordinamento penitenziario dove è stato cancellato il capitolo dedicato alle pene alternative, eliminato l'equiparazione tra i detenuti con patologie psichiche con quelle fisiche, oltre a vari cambiamenti lessicali che modificano completamente lo spirito della riforma elaborata dopi gli stati generali per l'esecuzione penale.

La giustizia riparativa si inserisce in un quadro normativo caratterizzato, anche sulla spinta di obblighi e sollecitazioni di natura europea ed internazionale, da una sempre maggiore attenzione nei confronti del ruolo della persona offesa all'interno della vicenda penale. Architrave della normativa europea in materia è la Direttiva 2012/ 29/ Ue che - sostituendo la decisione quadro 2001/220/Gai - ha stabilito norme minime che assicurino alle vittime di reato adeguati livelli di tutela e assistenza, sia nelle fasi di accesso e partecipazione al procedimento penale, sia al di fuori e indipendentemente da esso.

Oltre al rafforzamento del diritto della vittima all'informazione, del diritto di comprendere e essere compresi, di essere ascoltati nel processo e di usufruire di eventuali misure di protezione, la direttiva (art. 8) impone agli Stati membri di dare accesso a specifici servizi di assistenza riservati, gratuiti e operanti nell'interesse della vittima, prima, durante e per un congruo periodo di tempo dopo il procedimento penale. Architrave della normativa europea in materia è la Direttiva 2012/ 29/ UE che - sostituendo la decisione quadro 2001/220/Gai - ha stabilito norme minime che assicurino alle vittime di reato adeguati livelli di tutela e assistenza, sia nelle fasi di accesso e partecipazione al procedimento penale, sia al di fuori e indipendentemente da esso.

Lo schema di decreto legislativo costituisce attuazione della delega di cui alla lett. f) del comma 85 dell'articolo unico della legge 23 giugno 2017 n. 103 la quale, come si è detto, prevede, tra i criteri direttivi per la riforma dell'ordinamento penitenziario, l'attività di giustizia riparativa e le relative procedure "quali momenti qualificanti del percorso di recupero sociale sia in ambito intramurario sia nell'esecuzione delle misure alternative.

In particolare, lo schema bocciato dalla commissione fornisce la nozione di giustizia riparativa, da attuare su base volontaria e consensuale; individua le garanzie per i partecipanti ai relativi programmi e le principali tipologie di mediazione; disciplina le linee fondamentali del procedimento, l'oggetto e i possibili esiti dei programmi riparativi; stabilisce specifici requisiti dei mediatori e i loro obblighi formativi.

Sul provvedimento, il 23 luglio scorso, ha espresso parere positivo il Garante nazionale delle persone private della libertà. Ha osservato che l'ultima stesura del decreto ha recepito, in parte, le osservazioni allora formulate dal Garante nazionale sull'inutilizzabilità processuale delle dichiarazioni rese nell'ambito dei programmi di giustizia riparativa.

L'unica perplessità è per l'articolo 2, comma 3 che secondo il Garante contiene ancora il limite del riferimento al "fatto per cui si procede" che lascerebbe aperta la possibilità di utilizzare le dichiarazioni in altri procedimenti penali per altri fatti. Nel frattempo è ancora in corso l'esame del decreto principale riscritto dal governo. Giulia Sarti, presidente e relatrice, avverte che non sono ancora stati trasmessi i pareri della Conferenza Unificata e anche quelli del Garante nazionale delle persone private della libertà. La commissione ha rimandato l'esame ad oggi.

 

 

 



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