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Una campagna elettorale senza diritto

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lindro.it, 12 gennaio 2018

 

Qualche giorno fa un grande vecchio della sinistra italiana, il senatore Emanuele Macaluso, osservava come in generale i partiti che chiederanno, il prossimo 4 marzo, fiducia e consenso al popolo italiano sembrano essere piuttosto "freddi" in tema di antimafia. "Raccontano", osserva Macaluso, "che "Liberi e Uguali" vuole caratterizzarsi come partito dell'antimafia candidando non solo Piero Grasso, ex procuratore nazionale, ma anche Franco Roberti che da poco ha lasciato la stessa carica perché ha raggiunto l'età della pensione. Entrambi sono stati ottimi magistrati, impegnati nei processi con imputati mafiosi e camorristi di gran calibro. Questa è l'antimafia istituzionale, necessaria e rispettabile. Ho letto che come testimonianza del suo impegno su questo fronte, il Pd candiderà il fratello del giornalista Siani, assassinato dalla camorra per quel che coraggiosamente scriveva. E poi il Movimento 5 Stelle vuole proporre come ministro il Pm di Palermo, Di Matteo, altro livello, ma la logica è sempre la stessa".

Macaluso sottolinea che "nessuno si propone di candidare militanti che hanno lottato la mafia nello scontro sociale e politico nei paesi dove la mafia e la camorra sono intrecciati con il sistema sociale e politico. È vero: c'è qualche sindaco minacciato perché fa il suo dovere onestamente e non concede appalti a ditte che sono in mano ai mafiosi. Persone certamente da sostenere e lodare e qualcuno di questi sindaci è stato, in passato, anche eletto in parlamento. Quel che manca è un dirigente di partito che ha combattuto a viso aperto, sul terreno sociale, politico e culturale. Qualcuno che ha lottato nel territorio la mafia e la camorra e che si sia messo sulla scia di Pio La Torre e di altri".

Questo fatto per Macaluso rivela cosa sono i partiti: "Non li definisco tali proprio perché un partito di sinistra nel Sud e non solo nel Sud se non lotta, non con le chiacchiere ma con i fatti, su questo fronte è solo un movimento politico-elettorale. Non è forse questo un argomento su cui occorrerebbe discutere seriamente?".

Ha molte ragioni Macaluso; ma lo stesso discorso, le analoghe considerazioni e riflessioni si possono fare anche per quel che riguarda i temi della Giustizia e della carcerazione. Temi, questioni che i partiti, quelli che ambiscono di occupare palazzo Chigi, evitano con la massima cura. Cosa propongono e suggeriscono i vari leader degli schieramenti politici già in competizione elettorale? Quali programmi, quali obiettivi, quali possibili soluzioni pratiche per poter finalmente far fronte alla "madre" di tutti i problemi del Paese, quelli di una Giustizia che non funziona?

In questi giorni vengono squadernate una quantità di proposte e di "soluzioni" su praticamente ogni cosa: ripresa per il lavoro che non c'è, mirabolanti riduzioni fiscali di ogni tipo accompagnate da integrazioni e aumenti di busta paga non meno fantasiosi... insomma, di tutto e di più, come s'usa fare alla vigilia di ogni elezione, in Italia e ovunque nel mondo. Sentite mai parlare di carcere e delle condizioni in cui sono costretti a vivere detenuti e personale penitenziario? Sentite mai parlare del farraginoso modo in cui celebrano i processi e si amministra la giustizia?

Di come disboscare la giungla paralizzante di centinaia di leggi -vere e proprie grida manzoniane - che a nulla servono e sono servite se non per ingrassare le tasche di legulei e azzeccagarbugli? Vi dicono mai che questa disastrosa situazione procura enormi danni economici, perché investitori stranieri si guardano bene dall'investire in Italia, data l'incertezza e la paralisi del sistema giudiziario; e quelli italiani, se possono, "emigrano" in altri paesi dove la parola Diritto ha un senso che equivale a "certezza"?

Le migliaia di persone in attesa da anni di sapere se sono innocenti o colpevoli di qualcosa, e molte di queste persone, nel frattempo, languiscono in carcere, e spesso finisce che gli si chiede scusa, e nessuno è responsabile per queste ingiuste detenzioni... Chiedete a Matteo Renzi o a Silvio Berlusconi, a Matteo Salvini o a Luigi Di Maio... Se ne ricaverà solo un desolante silenzio. Ecco: dall'agenda politica di chi si candida a governarci e chiede il nostro voto, questi temi sono assenti, queste "urgenze" sono espulse.

Chiudiamo la nota con una notizia che strappa un sorriso. Ove mai vi capitasse di voler scrivere e affiggere manifesti dove sostenete che qualcuno è, nell'ordine, "falso, bugiardo, ipocrita, malvagio", naturalmente aspettatevi una reazione. Se la reazione consiste in un chiamarvi a rispondere davanti a un tribunale di quello che avete scritto, sappiate che c'è una sentenza della Corte di Cassazione che vi può tornare utile. È la sentenza del 9 gennaio 2017 n. 317.

I fatti. Un bel giorno, nei muri del comune siciliano di Furci Siculo sono appunto comparsi manifesti di questo tenore: "Falso! Bugiardo! Ipocrita! Malvagio!". Non c'è diffamazione in questi manifesti, è "legittima critica politica". Nel caso specifico legittima critica dell'opposizione nei confronti del sindaco reo di non aver mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale: rinunciare all'indennità di funzione. I consiglieri di opposizione di quel paese, dopo aver riconosciuto la paternità dei manifesti affissi lungo le vie del comune, chiamati a risponderne davanti al giudice si sono limitati a escludere "ogni intento denigratorio". Piuttosto si trattava di una "decisione politica diretta ad attaccare il Sindaco e la Giunta da lui presieduta, che aveva deliberato l'erogazione dell'indennità di funzione, così tradendo le promesse elettorali".

Un'altalena di sentenze tra primo e secondo grado, e infine la Cassazione: ricorda che la punibilità va esclusa "purché le modalità espressive siano proporzionate" e i toni utilizzati "pur aspri e forti, non devono essere gravemente infamanti e gratuiti" ma "pertinenti al tema in discussione". Per i giudici però "la critica, ancor più quella politica" ha per sua natura "carattere congetturale, che non può, per definizione, pretendersi rigorosamente obiettiva ed asettica". Mentre l'esimente non scatta qualora le espressioni denigratorie "siano generiche e non collegabili a specifici episodi, risolvendosi in frasi gratuitamente espressive di sentimenti ostili".

Un panegirico da capogiro, infarcito di riferimenti tecnico-giuridico per arrivare alla conclusione che la questione "riguardava specificamente le scelte politiche ed amministrative" del sindaco e della sua maggioranza, per cui "del tutto correttamente, si è escluso che sia trasmodato in un attacco alla dignità morale ed intellettuale della persona offesa". Ecco, ora sapete quello che potete dire e scrivere sui manifesti. Anche se non è detto. Perché capita anche che a distanza di poco tempo per la stessa Cassazione, quello che in un caso non è reato, nel caso analogo mesi dopo, lo diventi. Questo a proposito della certezza del diritto.

 

 

 

 

 

 

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