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Trento: la Camera penale "serve un piano per il carcere"

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rainews.it, 7 febbraio 2019

 

Il piano per i detenuti a Spini di Gardolo: servizio psichiatrico, reinserimento lavorativo, più misure alternative alla detenzione. Parla l'avvocato Filippo Fedrizzi, presidente della Camera penale di Trento.

"Non sottovalutate le criticità del carcere": il monito è del presidente della Camera penale di Trento, l'avvocato Filippo Fedrizzi, preoccupato per la sicurezza: "Un ambiente - dice - dove non ci sia rieducazione, diventa humus pericoloso per il radicalismo religioso. Possono accadere eventi ben più gravi della protesta di dicembre".

Che la situazione nel carcere di Spini di Gardolo sia difficile lo dimostra la rivolta dei detenuti del 22 dicembre e la recente protesta degli agenti di polizia penitenziaria del Sinappe. Già, la rivolta di dicembre: da allora era in isolamento, per avervi preso parte, uno dei due detenuti che hanno tentato di impiccarsi lo scorso fine settimana.

"Un quarto della popolazione del carcere di Trento ha gravi problemi psicologici. Per seguirli tutti - continua Fedrizzi - non basta uno psichiatra per sei ore soltanto a settimana, come avveniva fino a poco tempo fa". La richiesta all'Azienda sanitaria è quella già fatta in passato da Claudio Agostini, psichiatra che insieme agli altri due medici del carcere si è dimesso nei giorni scorsi: un centro diurno, con servizio medico e psichiatrico, per far fronte alle esigenze dei 270 detenuti, spesso alle prese con problemi di dipendenza, e poi l'assistenza medica notturna.

Al tribunale di sorveglianza, l'appello a valutare in alcune occasioni misure alternative al carcere. "Il tempo di detenzione medio è di 8-10 mesi", precisa il presidente della Camera penale di Trento. "Si tratta di piccoli reati - aggiunge - e inoltre per i detenuti il tasso di recidiva è del 68%, mentre cala al 29% in caso di pene alternative".

Poi l'idea di coinvolgere Confindustria e Confcommercio: "Un paio di educatori non bastano - spiega - bisogna abituare i carcerati a lavorare, riabituarli ad affrontare la vita fuori". E ancora: "Possiamo fare le carceri più belle del mondo e farne in gran numero, ma senza personale qualsiasi progetto rieducativo è destinato a fallire".

 

 

 

 

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