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Toscana: "sicurezza e dignità" nelle carceri

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notizieinunclick.it, 11 febbraio 2019

 

Queste le parole chiave alla base dell'operato dei nostri Consiglieri regionali Andrea Quartini e Gabriele Bianchi nelle visite ispettive in quello che è stato soprannominato il "tour carceri", nelle varie strutture toscane. Da Firenze a Prato, da Lucca a Livorno. Sicurezza per chi lavora nei penitenziari, dignità per chi è detenuto. Esigenze fondamentali e purtroppo non rispettate: strutture fatiscenti, turni di lavoro massacranti per carenza di organico, sovraffollamento e mancanza di progettazione rieducativa, se non fosse per l'incredibile impegno delle associazioni che si occupano, anche con progetti di volontariato, della rieducazione del detenuto. I detenuti stranieri costituiscono una larga parte dei carcerati anche nelle strutture toscane, e la mancanza di personale (dagli educatori ai mediatori culturali) non aiuta a garantire i diritti fondamentali di molti.

Un ambiente penitenziario non idoneo oltre ad aggiungere sofferenza psicologica non aiuta al recupero del detenuto, provocando alte percentuali di recidiva, che costano alla collettività in termini sociali ed economici. Le donne sono in una situazione di ancor più grave disagio, se si considera anche l'esigenza della convivenza con i figli piccoli. Sono però numerosi anche gli esempi di buone pratiche, da percorsi di rieducazione a veri e propri programmi come il Cec, la Comunità Educante Carcerati, ispirata al modello Apac.

Lunedì sarò in visita proprio presso una delle strutture toscane della Comunità Papa Giovanni XXIII che su quel modello ha fondato il lavoro della propria cooperativa, già famosi per essere stati oggetto di un servizio de Le Iene, lo scorso anno. Un detenuto rieducato è un nuovo cittadino integrabile nella società, con costi molto minori rispetto alle attuali, ed insufficienti misure detentive nelle strutture carcerarie "classiche". Su questi modelli vogliamo costruire le basi di un nuovo modello sociale.

 

 

 

 

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