Sabato 28 Marzo 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Cascini: "Ci illudiamo di tenere il virus chiuso nelle carceri: e se la bomba esplodesse?" PDF Stampa
Condividi

di Errico Novi


Il Dubbio, 28 marzo 2020

 

Intervista a Giuseppe Cascini, consigliere togato del Csm. "Conosciamo la dinamica. Non è nuova: il carcere come zona altra, separata. L'illusione del muro che ci dividerebbe da chi è dentro: dentro ci sono solo i cattivi, fuori i buoni. Io sono fra i buoni, pensano molti, e non voglio sapere cosa avviene al di là del muro. Ecco in sintesi la drammatica, assurda logica in base alla quale ancora una volta trattiamo il carcere. Anche stavolta, anche di fronte all'emergenza coronavirus. Noi consiglieri di Area abbiamo cercato di portare in plenum un contributo di pragmatismo. Non siamo riusciti a ottenere fino in fondo tale esito".

Leggi tutto...
 
Di Matteo, il Pm che vuole solo la galera, contro le norme del governo PDF Stampa
Condividi

di Tiziana Maiolo


Il Riformista, 28 marzo 2020

 

Magistrati coraggiosi o magistrati ossessionati? Se non c'è la "trattativa Stato-mafia", c'è il "cedimento dello Stato di fronte a un ricatto". Il protagonista è sempre lui, Nino Di Matteo, colui che faceva parte del pool di accusatori quando fu costruito il finto pentito Scarantino, colui che poi lottò contro i mulini a vento di un'inesistente patto scellerato tra uomini di governo e uomini d'onore, e infine, esausto da tanto lottare, planò al Csm. Ed è in questa sede, nel plenum che avrebbe dovuto discutere di come salvare la vita dei detenuti dal coronavirus, che ieri Di Matteo ha gridato "in galeeera!", come faceva da un altro palcoscenico Giorgio Bracardi negli anni Novanta a Striscia la notizia.

Leggi tutto...
 
Carceri, altro che indulto mascherato! PDF Stampa
Condividi

di Susanna Marietti*


Il Fatto Quotidiano, 28 marzo 2020

 

Le misure del Cura Italia sono insufficienti e si rischia il massacro sanitario. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha bocciato gli articoli 123 e 124 del decreto Cura Italia, quelli che si riferiscono alle carceri. Lo ha fatto con un parere non unanime, bensì approvato con la maggioranza di 12 consiglieri, la contrarietà di 7 e l'astensione di 6.

Leggi tutto...
 
I detenuti? Sono cattivi, chi se ne frega se crepano? PDF Stampa
Condividi

di Iuri Maria Prado


Il Riformista, 28 marzo 2020

 

C'è questa inciviltà supplementare nelle scelte politiche e di governo che trascurano la salute dei prigionieri: quelle scelte riguardano una categoria debole della società. Chi è costretto in prigione, infatti, è un soggetto debole già solo perché è sottoposto al potere dello Stato che gli rinchiude la vita in una cella. Il fatto che abbia commesso delitti (e non è scontato che li abbia commessi, visto che è perlopiù l'innocenza a sovraffollare il carcere) non dovrebbe implicare il diritto dell'ordinamento di lasciarlo in coda nelle politiche di tutela.

Semmai quella condizione di subordinazione al potere dello Stato che toglie la libertà ai detenuti dovrebbe essere mitigata da politiche preferenziali: appunto perché discutiamo di persone più deboli. Gli abitanti di un edificio in fiamme devono essere salvati perché sono in pericolo: non perché hanno la fedina penale a posto.

E il diritto del detenuto di veder tutelata la propria salute dovrebbe primeggiare sul suo obbligo di sopportare la pena. Così come la pretesa punitiva della società non dovrebbe escludere, ma supporre, l'obbligo dello Stato di tenere in cura tanto più attentamente la salute delle persone che incarcera. Sotto sotto, invece, ma spesso proprio apertamente, lavora il presupposto contrario: e cioè che si tratti di assicurare innanzitutto la salute dei cittadini "per bene", che è un modo solo diverso per dire appunto che alla minorazione ordinarla dei diritti dei detenuti deve a accompagnarsi il loro dovere di esporsi alla malattia senza tante storie.

Sappiamo amaramente che nessun politico (sottolineo: nessuno, nemmeno tra i pochi pur meritoriamente impegnati a riaffermare i diritti dei detenuti) reperisce il coraggio necessario a spiegare che lo Stato non dovrebbe occuparsi "anche" della salute dei carcerati, ma "innanzitutto".

Innanzitutto perché lo Stato dovrebbe risentire e dimostrare colpa e rimorso, non indifferenza, nell'esercitare il proprio potere punitivo. L'azione pubblica dovrebbe chiedere scusa ai detenuti già solo per il fatto che li incarcera, e questa richiesta di perdono non dovrebbe essere formale ma concreta e fattiva: escludendo che i detenuti siano doppiamente puniti da uno Stato in tal modo doppiamente colpevole.

 
Dramma Carceri. Intervista a Vittorio Sgarbi: "Bonafede, io ti denuncerò" PDF Stampa
Condividi

di Aldo Torchiaro


Il Riformista, 28 marzo 2020

 

"Denuncio alla Procura l'inadempienza di Bonafede perché non permette il rispetto del decreto. I detenuti non sono a un metro l'uno dall'altro. Appena muore qualcuno in carcere, lo denuncio per omicidio premeditato". Ferrarese, classe 1952, Vittorio Sgarbi è tra i critici d'arte più conosciuti nel mondo ma negli annali della Camera dei Deputati, dove è stato rieletto nel 2018, figura come "polemista". Eletto con Forza Italia e poi transitato al gruppo Misto, ha preso la parola per puntare il dito contro il ministro della Giustizia a Montecitorio.

"Mi chiedo come possa vivere serenamente in questi giorni il ministro Bonafede che è in piena flagranza di reato. Come può garantire la distanza di sicurezza di un metro in carceri dove sono in tre, in quattro, in cinque insieme... Lei, dunque, per la sua responsabilità giuridica e morale, è indagato! Un giudice che abbia correttezza dovrebbe indagarla perché lei è un untore...", gli ha urlato contro.

 

Conferma?

Confermo e aggiungo: ho intenzione di farlo indagare per omicidio premeditato. Gli ho scritto. E gli ho mandato un appello che mi arriva dalla sorella di Paolo Ruggirello, in carcere con febbre alta a Santa Maria Capua Vetere. È chiaro che i carcerati non sono a un metro di distanza. Bonafede non faccia lo spiritoso perché è un ministro che sta procurando morte. Rispetti per primo le leggi del governo Conte. È in fragranza di reato. Qui si sta perdendo la libertà, per tenerci la salute. Ma valga per tutti. Chi è in galera per carcerazione preventiva, da non colpevole riconosciuto, non può essere sottoposto alla crudele tortura del contagio di pandemia.

Il Dpcm parla di un metro, valga per tutti. Chi è in galera rischia di essere assolto e risarcito, ma rischia di morire. Mi ha scritto un'altra persona. È alla Dozza, Bologna, da otto mesi in carcerazione preventiva. Il regime cautelare di chi doveva essere giudicato a marzo è stato rimandato a ottobre, chissà se sarà vivo. "Alla Dozza ci sono 19 operatori sanitari e detenuti infetti", mi scrivono. Quindi Bonafede mente quando dice che i contagiati sono quindici in tutto. Denuncio alla Procura l'inadempienza del ministro perché non permette il rispetto del decreto. È inaudito il comportamento di Bonafede. Appena muore qualcuno in carcere, lo denuncio per omicidio premeditato.

 

Anche lei chiede le dimissioni del Capo del Dap?

Non so se è giusto focalizzare l'attenzione su di lui. Il capo del Dap risponde alla volontà dei magistrati ed è subordinato al ministro. Chi ha la responsabilità morale e politica è Bonafede.

 

Cosa si può fare in concreto per far partire i braccialetti elettronici?

Bisogna farli, per prima cosa. È una soluzione di civiltà. Sono rari come i dispositivi sanitari, eppure sono entrambi beni essenziali. Io oggi libererei tutti coloro che sono in attesa di giudizio, per prima cosa. La presunzione legata all'indizio certo non può più funzionare.

 

A Nuoro c'è il caso dell'avvocato Pittelli...

Una vicenda che grida vendetta. Un avvocato che sto seguendo personalmente perché su di lui ci sono solo intercettazioni telefoniche da cui non risultano evidenze, e soffre una prostrazione comprensibile. E oggi questo innocente in galera da quattro mesi senza giudizio rischia la vita per il coronavirus.

 

Quando parla di giustizia-spettacolo parla di Gratteri.

Su trecentoquaranta arrestati, duecento liberati: vuol dire che il magistrato che ha firmato le ordinanze ha sbagliato, e di parecchio. Ci sarebbe da prendere e da arrestare chi porta in carcere innocenti, perché il coronavirus è una doppia tragedia, colpisce due volte chi è ferito nella sua dignità, e sconta una pena per cui non sono neanche stati ancora condannati. Basta un solo innocente in galera, a dannare chi l'ha voluto lì. È meglio un colpevole libero che un innocente in galera. Personaggi alla Gratteri non fanno il bene della giustizia, fanno il loro bene personale.

 

Libertà e salute, siamo disposti a rinunciare a un po' di libertà per mettere in sicurezza la salute?

Parlando con un carabiniere in strada, abbiamo convenuto su un punto: è essenziale la distanza di un metro, non il divieto di uscire di casa. Il coronavirus non è una peste nell'aria. Si può uscire senza venir contagiato, se si mantiene la distanza di sicurezza dagli altri. Mi sembra una inibizione di libertà elementari. Mi sembra che ci siano misure pensate in buona fede ma forzate, sin troppo draconiane. Si è agito in modo rapsodico, tardi per un verso e senza informazione corretta. Le alte percentuali di morti in Lombardia dimostrano che gli anziani che oggi accusano il colpo sono stati quelli più colpiti all'inizio del contagio, quando le informazioni erano poche e confuse.

 

Quattro moduli in dieci giorni, forse sono troppi per chiunque. Ai cittadini viene chiesto un sacrificio, mentre la burocrazia rimane quella di sempre.

È vero che c'è poca chiarezza. Le nuove restrizioni riguardano il divieto di non uscire dal Comune. Se si parla di Roma o Milano lo capisco, ma come si applica ad agglomerati dove ci sono tanti piccoli comuni confinanti, dove magari i servizi sono di prossimità tra loro? La burocrazia fa sempre pasticci.

 

La politica al tempo del coronavirus. Come vede il Parlamento a distanza?

Il Parlamento si può riunire su Skype ma il voto è legato a una ritualità, come quella religiosa. Non c'è solo il voto, è un luogo di lavoro e come tanti altri, dove il lavoro è ritenuto essenziale e strategico per il sistema-Paese, deve rimanere aperto. A me i privilegi non piacciono mai, da nessuna parte.

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

 

07


06


 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it