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Torino: il diritto alla salute vale anche per i detenuti

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torinoggi.it, 4 dicembre 2018

 

Il "caso" del Cpr di corso Brunelleschi presentato a Palazzo Lascaris. Il rapporto "Uscita di emergenza", sul Centro di Permanenza per il Rimpatrio degli stranieri, è stato messo a punto da un gruppo di studenti e docenti di diritto. La tutela della salute è irrinunciabile, anche per i detenuti. Da questo assunto è partito il progetto "Uscita di emergenza", nato con l'obiettivo di misurare la qualità della tutela della salute all'interno del centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Torino.

Lo studio è stato condotto da un gruppo di studenti e docenti nell'ambito del programma di educazione clinica legale Hrmlc (Human Rights and Migration Law Clinic), realizzato in collaborazione tra lo Iuc (International University College di Torino) e i Dipartimenti di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Torino e dell'Università degli studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Alessandria. Il rapporto è stato presentato a Palazzo Lascaris alla presenza di Giorgio Bertola, componente dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, che ha sottolineato come il diritto alla salute sia un diritto fondamentale appannaggio di tutti, che va tutelato sempre, sia attraverso gli strumenti normativi sia con azioni capillari di monitoraggio e ascolto.

A moderare i lavori il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Piemonte, Bruno Mellano, che ha organizzato l'iniziativa in collaborazione con la Garante dei detenuti della Città di Torino, Monica Gallo. "I Garanti sono chiamati ad intervenire sulle dinamiche che investono la libertà ed i diritti delle persone trattenute nel Cpr sulla base di una sanzione amministrativa - sottolinea Mellano - con la consapevolezza dell'eccezionalità e delicatezza della situazione. All'interno di un progetto nazionale abbiamo anche cominciato un monitoraggio dei rimpatri forzati: si tratta di un compito difficile e gravoso, anche umanamente.

La permanenza e l'espulsione dal Cpr rappresenta comunque il fallimento di un progetto individuale di integrazione, con tutte le ricadute e gli strascichi immaginabili. La dimensione della salute può rappresentare una chiave di interpretazione della problematica illuminante: si arriva a scambiare la salute per la libertà".

Il progetto è durato un anno; studenti e docenti, grazie anche all'intervento del garante regionale, a settembre 2017 hanno visitato il Cpr "Brunelleschi", hanno potuto effettuare una serie di interviste ad operatori e ospiti e raccogliere informazioni e dati statistici, dai quali è emerso che la tutela della salute dei trattenuti è priva di un disciplina organica e che la politica sanitaria all'interno dei centri è caratterizzata da una forte dose di informalità, e non garantisce la continuità terapeutica, non solo per chi proviene dall'esterno ma anche per chi arriva dal carcere e ha già in corso un programma di cura.

Il progetto di ricerca ha avuto durata annuale e accanto ad approfondimenti giuridici si è avvalsa anche dell'opportunità di una visita alla struttura del Cpr, grazie all'intervento del Garante regionale ed alla disponibilità del Prefetto di Torino. Inoltre, la ricerca mette in luce come la condizione di grave afflizione in cui versano molti trattenuti li induca spesso a fare abuso di farmaci, e la concreta improbabilità di essere rilasciati dal Centro a seguito di un provvedimento giudiziario di non convalida o non proroga del trattenimento li esponga alla tentazione dell'autolesionismo, sacrificando il proprio benessere e utilizzando il corpo come arma di negoziazione per la liberazione.

 

 

 



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