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Torino: Franco Mussida porta la musica in carcere "è liberta interiore"

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di Marco Basso

 

La Stampa, 6 novembre 2016

 

"L'idea di partenza è che i detenuti, attraverso la musica, lavorino sui sentimenti; infatti la musica è il grimaldello capace di spalancare quegli spazi di libertà interiore, dove giacciono sepolte emozioni troppo spesso represse da chi vive in carcere". Questa è la molla che ha spinto Franco Mussida, storico chitarrista della Premiata Forneria Marconi, a lavorare sul progetto "CO2 controllare l'odio" attivo da ieri anche nel carcere "Lorusso e Cutugno".
Il carcerato consulta un'audioteca scegliendo sul tablet il sentimento vissuto o quello che vorrebbe vivere: a ogni emoticon, le faccine che rappresentano le impressioni, corrisponde una selezione di brani esclusivamente strumentali, in grado di evocare un percorso emotivo. La musica, vero linguaggio universale, entra nel cuore delle persone e lo fa vibrare, evocando i sentimenti più buoni che in carcere, il più delle volte, sono soffocati. "Alla restrizione della libertà non si deve aggiungere il carcere interiore - spiega Mussida - la musica è eccellente educatrice, se gli si dà occasione e tempo per agire e in carcere di tempo ce n'è".
Il progetto patrocinato dal ministero della Giustizia, è stato attuato col supporto di un team di psicologi dell'Università di Pisa: dopo tre anni di sperimentazione e i dati raccolti in diversi istituti di pena è stata dimostrata l'efficacia dell'ascolto della musica come strumento educativo. A oggi sono dodici le carceri attrezzate con le audioteche del progetto.
"Gino Paoli anni fa, quando era presidente della Siae, mi chiese di pensare a un'iniziativa musicale da realizzarsi nel contesto carcerario perché sapeva che dal 1988 operavo a San Vittore con un laboratorio di sperimentazione sugli effetti del suono sulla struttura affettiva. Così attraverso la mia scuola di musica, il Cpm Music Institute di Milano, ho cercato di mettere a punto un progetto che fosse strumento educativo e motivazionale sia per i detenuti sia per chi lavora a stretto contatto con loro". A Torino ieri Giancarlo e Barbara, studenti del Cpm, hanno cantato e suonato e i reclusi che assistevano alla presentazione, italiani, magrebini, rumeni, hanno tirato su i cartelli con gli emoticon, liberando i loro sentimenti. "La soddisfazione più grande - conclude Mussida - è che queste persone possono evadere dal carcere dove vivono grazie alla musica: si affrancano dando il largo ai propri sentimenti".

 

 

 

 

 

 

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