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Torino: braccialetti elettronici finiti, il figlio resta in carcere, madre in sciopero della fame

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di Massimo Massenzio

 

Corriere di Torino, 3 luglio 2018

 

Luisella in sciopero della fame: "Liberatelo". La protesta della mamma di Nicolò Mirandola, arrestato al corteo antifascista. Gli sono stati concessi i domiciliari ma non ci sono braccialetti disponibili e rimane in cella. "Sono una mamma e continuerò con questa protesta fino a quando Nicolò non uscirà dal carcere".

Da ieri mattina Luisella Piazza ha iniziato lo sciopero della fame per chiedere che suo figlio possa lasciare la cella della casa circondariale Lo Russo dove è rinchiuso dallo scorso 19 marzo. Nicolò Mirandola, giovane antifascista vicino ad Askatasuna, aveva partecipato al corteo del 22 febbraio in contrapposizione al comizio organizzato dal leader di CasaPound, Alfredo di Stefano. In seguito ai violenti scontri con le forze dell'ordine Nicolò era stato prima ricercato dagli agenti della Digos e poi si era presentato in Questura ed era stato arrestato.

Il 6 giugno a Nicolò, difeso dall'avvocato Roberto Lamacchia, sono stati concessi gli arresti domiciliari dal gip Stefano Vitelli, ma è ancora in carcere a causa dell'indisponibilità del braccialetto elettronico. Per protestare contro una "situazione assurda" gli appartenenti al centro sociale Askatasuna hanno organizzato un presidio fisso di fronte al carcere delle Vallette: "Nicolò, impegnato a difendere i valori dell'antifascismo e dell'antirazzismo, è in carcere da tre mesi con l'accusa di concorso morale in reati che non sono stati ancora né definiti né provati. Questa battaglia non è solo per lui, ma per tutti coloro che sono privati ingiustamente della libertà".

 

 

 

 

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