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Terrorismo. L'odio al posto delle idee

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di Piero Sansonetti

 

Il Dubbio, 16 marzo 2019

 

Brenton Tarrant ha sparato, sparato, sparato: guidato da un odio cieco. Come negli anni passati è successo tante volte in Francia, in Gran Bretagna, in Spagna. Qui in Europa era l'odio antioccidentale dei terroristi islamici. Lì in Nuova Zelanda è successo l'opposto.

La strage è in nome di un dio bianco, cristiano, e in nome della nostra razza. E l'odio è contro gli islamici, ammazzati in un'ecatombe, come bestie. Razza, dio, nazione, sovranità: queste parole non sono idee, sono slogan sentiti dire, sono precipitati dell'odio che sostituisce il pensiero, la cultura, il sapere, i sentimenti.

Brenton Tarrant ha ucciso travolto dalla propaganda e dall'ideologia. Così come avevano fatto i seguaci di Allah. Brenton ha ucciso nel nome di tanti suoi idoli, politici e religiosi, tra i quali anche due italiani. Un vecchio doge di Venezia, che si chiamava Venier e che guidò mezzo millennio fa la Lega Santa, contro gli Ottomani; e il giovane Luca Traini, il sovranista pentito, ex leghista, che qualche mese fa sparò all'impazzata, a Macerata, contro i "negri", gli immigrati, anche lui con la mente travolta dalle campagne razziste miserabili, che qui da noi non sono più rarità. È inutile dire che non esistono politiche che possano fermare con certezza il terrorismo, bianco o arabo che sia, cristiano o musulmano. Occorre il lavoro degli 007, della polizia. Qui da noi, finora, si è lavorato bene. La sicurezza però non esiste mai. E certo non la si ottiene con campagne xenofobe, prendendosela con gli stranieri, solo perché i terroristi spesso sono stranieri.

Esistono invece politiche che possono fermare la propaganda razzista dissennata. Dipende solo dalla volontà: dei giornalisti, dei politici soprattutto. Sono disposti a rinunciare a qualche voto e qualche copia di giornale venduta, in cambio di un po' di civiltà? O pensano che il prezzo sia troppo alto, che conviene continuare a dire e scrivere sciocchezze? Sul numero di oggi del Dubbio Valter Vecellio racconta di Leonardo Sciascia, e di come proprio lui - uno dei maggiori scrittori europei del secondo novecento - spiegasse che l'impegno intellettuale costa, costa caro. Qualcuno è disposto a spendere due spiccioli?

Mi tornano in mente alcuni titoli di giornale, qualche tempo fa, in occasione di alcune stragi compiute dai terroristi arabi. Dicevano più o meno così: "bastardi islamici". Pensate se qualche giornale, restando in quell'ordine di idee, titolasse a tutta pagina, oggi: "bastardi cristiani".

Speculando sulle idee folli di Brenton Tarrant, sui suoi idoli, sui suoi miti. Il problema è che spulciando tra le righe dei manifesti ideologici di questo folle ragazzo australiano, si scopre che era finito vittima di quelle teorie del complotto giudaico-islamico-massonico che tende a sostituire la popolazione bianca e cristiana, in tutto il mondo, con una maggioranza araba e musulmana. Le avete mai sentite queste teorie bislacche? Penso di sì.

Le avete sentite anche qui da noi, le avete lette sui giornali, scritte da editorialisti, e le avete ascoltate in Tv, spiegate da leader politici. Da noi sono solo teorie buffe, fragiline, che per fortuna non provocano eccessi di violenza. Tanto che lo stesso Luca Traini, che pure ne era rimasto vittima ed era stato spinto ad armarsi e a sparare, poi si è pentito molto profondamente e oggi maledice la sua idiozia. Ma questo non vuol dire che siano teorie innocue. Sono teorie sciaguratissime, perché mescolano fake news e ideologia, perché sostituiscono il pensiero e le idee, generano solo odio, odio, odio e impediscono la politica, il confronto, la lotta e il conflitto veri.

Roma è lontanissima, per fortuna da Christchurch, però non bisogna sottovalutare il rischio del fondamentalismo. Il fondamentalismo è morte dell'intelletto e produce anche morte fisica. Disperazione, dolore. Vediamo se l'intellettualità italiana ha la forza per mettere da parte calcoli e narcisismo, e per schierarsi contro. Anche al costo di tirarsi addosso la rabbia di qualche politico. Se ha il coraggio di farlo, anche i politici dovranno seguire la strada della ragionevolezza e della civiltà. Cambieranno molte cose.

 

 

 

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