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Terremoto in carcere

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di Antonio Floris

 

Ristretti Orizzonti, 1 giugno 2012

 

Nella notte tra sabato e domenica 20 maggio, alle 4 del mattino circa, anche noi detenuti del carcere Due Palazzi siamo stati svegliati da uno scuotimento violento.

Io, che a quell’ora dormivo, in un primo momento ho pensato che fosse il mio compagno di stanza che mi muoveva la branda perché magari russavo troppo forte. In carcere se uno ha un compagno di cella che russa non è che può cambiare stanza, e allora si usa che, quando qualcuno sta russando, qualcun altro gli scuote la branda nella speranza che quello si svegli e cambi posizione. Alle volte l’ho fatto io nei confronti di altri e alle volte l’hanno fatto altri nei miei confronti.
Quella notte però nel giro di pochi secondi mi sono reso subito conto che la causa dello scuotimento era ben altra, perché il compagno stava nel suo letto distante da me e le scosse continuavano, la stanza ondeggiava che sembrava di essere dentro una barca in mare mosso. Alle scosse ci siamo svegliati tutti e in giro di pochi secondi si sentiva un frastuono di grida e lo sbattere di oggetti metallici sulle sbarre per richiamare l’attenzione degli agenti, affinché aprissero le porte per poterci mettere in salvo.
Vivere l’esperienza di un terremoto in carcere è cosa ben diversa da come può essere vissuta fuori da liberi. Le persone libere hanno almeno la possibilità di aprire le porte delle case e scappare e si sa che più veloci si scappa più alte sono le probabilità di salvezza. In carcere invece questo non si può fare, i detenuti non possono aprire loro le porte ma devono solo aspettare che vengano gli agenti a farlo, sempre se vengono e se vengono in tempo.
Quella notte infatti nonostante tutto lo strepito e il frastuono nessuno venne ad aprire, perché la cosa è più complicata di quanto si pensi. In tutte le carceri d’Italia verso le otto di sera si fa la conta delle persone e si chiudono i cancelli e le porte blindate delle celle.
Una volta che le porte e i cancelli sono chiusi, le chiavi vengono portate via e messe in un altro ufficio che qui a Padova è chiamato Ufficio della Sorveglianza. Semmai durante la notte dovesse succedere ad esempio che qualcuno si sente male e deve uscire dalla cella per andare dal medico o altro, l’agente che è di servizio nel piano deve telefonare all’Ufficio della Sorveglianza, spiegare loro quale è il problema e solo allora qualcuno che sta in quell’ufficio sale ai piani con le chiavi. Esiste anche un piano di evacuazione da mettere in atto in caso di incendi o anche di terremoti, che consiste nel far uscire tutti i detenuti dalle celle e farli andare in spazi aperti tipo i passeggi o il campo sportivo. Ma quanto tempo richiede questa operazione?
I terremoti quando arrivano di solito non si fanno annunciare e se si considera il tempo che ci vuole tra chiedere l’autorizzazione ad aprire le celle, aspettare l’arrivo delle chiavi e iniziare e portare a termine l’opera di sfollamento, la frittata è fatta. Di solito le scosse iniziano e finiscono nell’arco di mezzo minuto circa e in quell’arco di tempo ben poco si riesce a fare. Non ci riescono in tanti casi a mettersi in salvo neanche le persone che vivono fuori libere le quali non devono chiedere l’autorizzazione a nessuno per farsi aprire le porte, figuriamoci i carcerati.
I carcerati nella malaugurata ipotesi che succeda questa disgrazia devono solo sperare che gli edifici reggano all’urto, ed è una prova questa che potrebbero superare quegli edifici di costruzione abbastanza recente, che sono stati fatti con accorgimenti antisismici. Gli altri, tra i quali ce ne sono tanti vecchi di secoli, non si sa se riusciranno a superarla.
Quei detenuti che hanno la sfortuna di vivere in uno di questi ultimi devono solo pregare che le scosse non siano troppo forti da far cadere il tetto sulla loro testa. Ma non preoccupiamoci però più del dovuto, perché fino a ora non ho mai sentito di nessuno che sia morto dentro un carcere a causa di un terremoto. In carcere si muore per altre cause (suicidi, malasanità e altro), ma non, almeno fino a ora, di terremoto.

Alcune curiosità: dai commenti fatti il 20 mattina si è venuto a sapere che tutti quelli che al momento della scossa dormivano hanno pensato che fossero i compagni di stanza che stavano scuotendo loro le brande.
Si è venuto ancora a sapere che in tanti si sono infilati sotto le brande per cercare un improbabile riparo, mentre tanti altri si sono messi a pregare. I cristiani forse un po’ meno, mentre i musulmani tutti in quei momenti hanno ricordato e recitato quel versetto del Corano che ogni buon credente deve recitare al momento del trapasso e che loro imparano fin da bambini.

 

 

 

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