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Telefono in carcere. Un passo fondamentale per il diritto all'affettività

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di Associazione Antigone

 

overthedoors.it, 12 gennaio 2018

 

È notizia degli ultimi giorni il bando del Ministero della Giustizia francese grazie al quale verranno installati telefoni fissi in quasi tutte le celle (oltre 50.000) delle carceri d'oltralpe. È una buona notizia. Da un lato si garantisce il diritto alla comunicazione di persone isolate dagli altri, dall'altro c'è una ragione securitaria, e cioè il contrasto del traffico illecito di telefonini, pratica ben più diffusa in Francia che in Italia. Si potranno chiamare solo 4 numeri, e le chiamate saranno tutte registrate: ma è già qualcosa.

E da noi? Come comunicano i detenuti? Male, e soprattutto poco. Il regolamento penitenziario autorizza una telefonata a settimana, di soli 10 minuti e in orari che coincidono con il lavoro dei coniugi e la scuola dei figli. I numeri devono essere preliminarmente identificati: si deve cioè verificare che dietro al numero ci sia quella persona e non un'altra. Sicché vengono facilmente autorizzati i numeri fissi ma non i cellulari, considerati meno affidabili. Senonché molte famiglie, soprattutto all'estero, non hanno il fisso (e gli stranieri in carcere sono circa il 35%). Perché un portatile venga autorizzato non si devono effettuare colloqui visivi o telefonici per 2 settimane.

Quando si telefona - quando ci si riesce - si diceva, lo si fa per 10 minuti: perché? Perché si possono scrivere liberamente e riservatamente lettere a chicchessia (salvo provvedimenti particolari del giudice) ma non si può chiamare per più di 10 minuti? È un anacronismo che rende i detenuti più isolati e in ritardo rispetto al resto della società. Nel 1976, un anno dopo l'approvazione del regolamento penitenziario, si fissò la durata delle chiamate a 6 minuti, ma all'epoca non c'erano i telefonini e le chiamate erano care e rare. Nel 2000 il tempo lo si portò a10 minuti, ma anche all'epoca i telefonini erano molto poco diffusi. Non erano misure restrittive e punitive.

Ma oggi? Oggi è una privazione inutile, che ha come conseguenza la valanga di lettere che giornalmente i detenuti scrivono per mantenere il rapporto con i famigliari che, fuori dal carcere, avranno poi un ruolo importante nel loro reinserimento.

 

 

 

 

 

 

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