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Telecamere nei luoghi di lavoro: nessuna depenalizzazione in caso di violazioni

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di Giuseppe Amato

 

Il Sole 24 Ore, 5 dicembre 2016

 

Corte di cassazione - Sezione III penale - Sentenza 26 ottobre 2016 n. 45198. Lo Statuto dei lavoratori vieta espressamente l'uso di impianti audiovisivi e di altri strumenti che consentano il controllo a distanza dei lavoratori, permettendone l'installazione, se richiesti da esigenze organizzative e produttive o di sicurezza del lavoro e tutela del patrimonio aziendale, solamente previo accordo con le rappresentanze sindacali unitarie o con quelle aziendali, o, in mancanza di accordo, previa autorizzazione dell'ispettorato del lavoro. Così si sono espressi i giudici penali della Cassazione con la sentenza n. 45198 del 2016.
Pertanto tale disposizione, in forza del combinato disposto degli articoli 114 e 171 del decreto legislativo 30 giugno 2003 n. 196, trova le sue sanzioni in quelle previste dall'articolo 38, comma 1, della medesima legge n. 300 del 1970; con la conseguente esclusione della depenalizzazione introdotta dal decreto legislativo n. 8 del 2016, essendo prevista la pena alternativa dell'ammenda o dell'arresto e non la sola pena pecuniaria.
Impianti audiovisivi e altri strumenti di controllo - Il reato di cui all'articolo 4 della legge 20 maggio 1970 n. 300 (Statuto dei lavoratori) è di pericolo, essendo diretto a salvaguardare le possibili lesioni della riservatezza dei lavoratori, con la conseguenza che per la sua integrazione è sufficiente la mera predisposizione di apparecchiature idonee a controllare a distanza l'attività dei lavoratori, in quanto per la punibilità non sono richiesti la messa in funzione e/o il concreto utilizzo delle apparecchiature.

 

 

 

 

 

 

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