Domenica 22 Ottobre 2017
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Sulle intercettazioni vincono le toghe attente al "riserbo"

PDF Stampa
Condividi

di Errico Novi

 

Il Dubbio, 12 ottobre 2017

 

Ieri nuovi incontri sul decreto tra ministro, penalisti e anm. Il decreto c'è. Non si vede, o almeno il ministero della Giustizia farà di tutto perché non finisca sui giornali fino a quando sarà stato anche "vistato" a Palazzo Chigi.

Ma nel giro di pochi giorni le norme sulle intercettazioni dovrebbero essere sottoposte all'attenzione del premier Paolo Gentiloni e finire subito dopo all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri. Ieri il guardasigilli Andrea Orlando ha fatto un secondo giro di "consultazioni" e ha esposto i contenuti del provvedimento al presidente dell'Unione Camere penali Beniamino Migliucci e dell'Anm Eugenio Albamonte, oltre che al Garante della Privacy Antonello Soro. Confermate le indicazioni dei giorni precedenti. Resta il doppio brogliaccio.

Uno riservato, in cui potranno finire anche le trascrizioni delle telefonate non immediatamente destinate a finire negli atti di pm, gip e Riesame, ma comunque a disposizione delle parti che potranno rivalutarne l'utilità. L'altro relativo alle conversazioni effettivamente funzionali alle indagini e a finire in eventuali richieste di misure cautelari da parte della Procura. E che, se pure fossero pubblicate sui giornali, non arrecherebbero i danni fatti in passato.

Sopravvive insomma la netta distinzione tra le conversazioni che abbiano effettiva "rilevanza "per i fatti oggetto di prova" e quelle che non ne hanno. Le prime saranno legittimamente richiamate negli atti, le seconde no. Resta sicuramente una grande responsabilità in capo al pubblico ministero: sarà lui a dover valutare la "essenzialità" di telefonate, conversazioni o messaggi captati anche con i virus spia. Una discrezionalità che però si accompagna anche a una responsabilità: come ha sempre sostenuto uno dei relatori del ddl penale in cui la delega intercettazioni era stata inserita, Felice Casson, "l'ordinamento giudiziario è tale per cui il pm che non si attenesse a tali norme sarebbe di per sé possibile oggetto di un procedimento disciplinare". Se la rilevanza di certe conversazioni rispetto ai fatti oggetto di prova fosse oggettivamente impercettibile, qualche rischio, per il magistrato, ci sarebbe.

Da una parte si rinuncia all'ulteriore "schermo" delle conversazioni riportate, negli atti, solo "per riassunto", come ipotizzato nella prima bozza Orlando. Dall'altra si trasferisce un peso notevole sul singolo magistrato inquirente. È in realtà la svolta che avevano proposto oltre 20 procuratori capo in altrettante circolari diffuse nei primi mesi dello scorso anno. Già in quei documenti tutti interni agli uffici veniva chiesto di preservare la "privacy" delle persone intercettate e in particolare di chi era estraneo ai fatti oggetto di indagine.

Princìpi recepiti e ribaditi da una successiva delibera del Csm, poi tradotti in norme quadro nella delega, infine trasferiti nel decreto. Si è imposta la linea di quella magistratura inquirente preoccupata dal fenomeno di una giustizia penale spettacolarizzata e distorta. Magistraura che incassa una nuova, importante vittoria.

 

 

 

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it