Sui marò l'India tiene la linea dura

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Il Sole 24 Ore, 12 agosto 2015

 

Un paio di minuti, non di più. Tanto è bastato al delegato di New Dehli per rigettare le richieste italiane davanti al Tribunale internazionale del diritto del mare (Itlos), nella seconda udienza del procedimento sui due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Nella replica conclusiva, ieri, Neeru Chadhaha chiesto ai giudici di Amburgo di respingere "tutte le misure provvisorie" avanzate da Roma. Chadha ha ringraziato "gli amici italiani per la cooperazione nel corso della procedura": una cortesia d'obbligo, che non cancellai toni duri degli interventi di lunedì e delle memorie depositate dalle parti.

Chiuso il match tra Italia e India, la proclamazione del vincitore arriverà il 24 agosto, quando il tribunale si pronuncerà sulle richieste italiane in merito alla giurisdizione sull'accusa di duplice omicidio che pende sul capo dei fucilieri e sulle misure cautelari che li riguardano: il rientro in patria di Girone e la permanenza in Italia di Latorre per continuare le cure mediche dopo l'ictus che lo colpì a New Delhi. L'Italia chiede anche che le autorità indiane rinuncino a qualsiasi misura amministrativa o penale nei confronti dei due militari.

"Questi due giorni sono stati caratterizzati da un buon lavoro della delegazione del Governo italiano. Ma ora, e come accade ormai da più di tre anni non ci resta che restare uniti e con le dita incrociate affinché si possa avere una giusta sentenza e rivedere finalmente in Italia Salvatore". Sono le parole scritte ieri da Latorre, commentando le udienze. Il militare ha poi ringraziato "per il vostro continuo e incessante supporto e affetto. Grazie a voi che ci volete bene con il cuore. Il sempre vostro Max".

Nel corso del proprio intervento, l'ambasciatore italiano Francesco Azzarello ha definito "del tutto inaccettabile" l'accusa sollevata dall'India contro l'Italia, vale a dire di "essere un Paese che non mantiene la parola". Gli impegni presi con New Delhi "sono sempre stati onorati", ha sottolineato l'ambasciatore, precisando che non "possono essere messi in discussione i sentimenti dell'Italia nei confronti delle famiglie dei pescatori uccisi", Valentine Jalestine e Ajeesh Pink. L'Italia "ha dimostrato più volte" di essere "rattristata".

È quindi l'India a "sfruttare questa situazione con l'unico scopo di creare un pregiudizio contro l'Italia", davanti all'Itlos. L'ambasciatore ha ricordato che Roma ha versato alle famiglie delle vittime "un risarcimento ex grazia" e che è "spiacevole" che questo sia stato usato da parte indiana "come un'ammissione di responsabilità".

Per Sir Daniel Bethlehem, capo del team legale italiano, "l'India gioca a un gioco pericoloso, ha costruito un castello di carta" solo allo scopo di "continuare a esercitare la propria giurisdizione" su Girone e Latorre. L'avvocato ha ribadito che le dichiarazioni di parte indiana dimostrano che New Delhi considera Latorre e Girone come già condannati, mentre "non sono stati nemmeno incriminati" per la morte dei due pescatori uccisi al largo del Kerala il 15 febbraio 2012.

"I marò - ha aggiunto - contestano l'accusa di aver sparato ai pescatori. Non è nemmeno accertato che gli spari letali siano partiti dalla Enrica Lexie", la nave commerciale su cui prestavano servizio in missione anti-pirateria. "Quello che è certo - ha sottolineato - è che i Marine hanno sparato colpi di avvertimento in acqua in quello che temevano fosse un attacco pirata", ha aggiunto l'avvocato.

Il legale di parte indiana, il francese Alain Pellet, nelle repliche ha motivando il no alle misure urgenti richieste dall'Italia affermando che se Girone venisse autorizzato a rientrare in Italia, molto probabilmente non tornerebbe in India per farsi processare, nemmeno se l'arbitrato internazionale dovesse decidere che la giurisdizione sul caso dei marò è indiana. È la prima volta che la vicenda approda davanti a una corte internazionale: il Governo italiano si è rivolto all'Itlos il 21 luglio, dopo aver chiesto a fine giugno l'apertura della procedura di arbitrato, per la quale i tempi sono più lunghi: la Corte arbitrale si dovrà costituire entro il 26 agosto.