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Sudan. "L'Africa è pronta per una sua autonoma Corte di giustizia"

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di Giampaolo Cadalanu

 

La Repubblica, 14 gennaio 2017

 

Intervista con il ministro degli Esteri sudanese, Ibrahim Ghandour, il cui presidente Omar al Bashir è inseguito da un mandato di arresto dei giudici dell'Aja con accuse di genocidio, crimini di guerra e contro l'umanità. L'Africa non si fida più delle istituzioni internazionali, meno che mai del Tribunale penale dell'Aja, ed è pronta a creare una sua Corte di giustizia. Lo proclama con soddisfazione Ibrahim Ghandour, ministro degli Esteri del Sudan, il cui presidente Omar al Bashir è inseguito da un controverso mandato di arresto dei giudici dell'Aja con accuse di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità.

 

Ministro Ghandour, la Corte penale internazionale è al centro di polemiche dure. È un successo per le critiche del Sudan?
"All'inizio il Tribunale era stato costituito per combattere l'impunità, l'idea sembrava buona anche a noi. Ma abbiamo visto subito che l'agenda era politica, e ora altri ci stanno seguendo".

 

Che cosa intende?
"Il Sudan è stato il primo Paese a dire a voce alta che la Corte penale internazionale non era equilibrata nelle sue azioni. Ora se ne sono accorti in tanti: Burundi, Gambia, Sud Africa hanno annunciato di voler lasciare il Tpi, altri seguiranno".

 

Non c'è speranza per una giustizia internazionale?
"Per l'Africa sicuramente no. I tentativi di ridiscutere il Tpi con il Consiglio di sicurezza dell'Onu non hanno avuto risultati. Ma stiamo preparandoci, contiamo di creare noi una Corte africana di giustizia".

 

Come valuta le accuse contro il presidente Bashir?
"Prima di tutto va sottolineato che nazioni non aderenti al Trattato di Roma vogliono indicare la necessità di perseguire il presidente del Sudan, nonostante il nostro Paese sia fuori dal Tpi. In altre parole, si vogliono applicare a noi le regole che non sono accettate per se stessi".

 

Nello specifico, che cosa pensa delle accuse di genocidio, crimini di guerra e conto l'umanità per le vicende del Darfur?
"Guardi, vorrei proprio farle vedere com'è il Darfur oggi. È un posto di grande tranquillità. A suo tempo il clamore sugli scontri interni era stato sollevato perché serviva un tema importante da utilizzare nelle elezioni americane...".

 

Tornando al Tpi, la critica generalizzata è che al centro dei procedimenti ci sono sempre e soltanto personalità africane. Secondo lei, sarà mai possibile vedere procedimenti aperti contro leader occidentali? C'è stato chi ha chiesto di arrestare Tony Blair o George Bush...
"In questo momento la giustizia internazionale è gestita dai membri permanenti del Consiglio di sicurezza. E non è una gestione basata su principi di equilibrio. L'Africa è fuori dal Consiglio di sicurezza, mentre l'Europa conta due membri permanenti, più la Russia, poi ci sono gli Usa, l'Asia è rappresentata solo dalla Cina... E Washington ha già fatto sapere che se un suo cittadino fosse detenuto all'Aja, andrebbe a riprenderselo con i marines".

 

 

 

 

 

 

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