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Stati Uniti: lo strano suicidio in un carcere del Texas di Sandra Bland, attivista di colore

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di Francesco Tortora

 

Corriere della Sera, 21 luglio 2015

 

La versione ufficiale della morte dell'afroamericana non convince l'America. In un video, girato durante l'arresto, la ragazza sarebbe stata malmenata da un poliziotto. Un misterioso caso di suicidio in carcere potrebbe riaccendere le tensioni razziali negli Stati Uniti. La vittima è Sandra Bland, afroamericana originaria di Naperville, cittadina dello stato dell'Illinois.

Secondo la versione ufficiale della polizia penitenziaria la ventottenne si sarebbe tolta la vita lo scorso 13 luglio con un sacchetto di plastica in una cella del carcere "Waller County Jail" di Hempstead, in Texas. Descritta dai media americana come una ragazza bella, colta e in procinto di lavorare per l'ateneo "Prairie View A&M University", la Bland, un'attivista per i diritti civili, era stata arrestata tre giorni prima durante un controllo stradale di routine.

Secondo il rapporto steso dall'agente che l'ha ammanettata, la ragazza avrebbe tentato di aggredirlo. Tuttavia un video, girato da un passante e postato sul web, mostrerebbe una versione alquanto diversa: il poliziotto sarebbe stato ripreso seduto in ginocchio sul corpo della ragazza mentre usa le maniere forti per arrestarla.

Venerdì scorso una folla di 150 persone ha manifestato fuori il carcere di Hempstead chiedendo verità e gridando lo slogan "Cosa è successo a Sandy?". Sui social media migliaia di americani hanno espresso solidarietà alla famiglia della vittima e gli hashtag #JusticeForSandy e #WhatHappenedToSandyBland hanno imperversato su Twitter.

Secondo i conoscenti della ragazza la storia del suicidio "È incomprensibile" e diversi commentatori hanno sottolineato come prima di essere arrestata la giovane aveva partecipato attivamente a una campagna a sostegno del Black Lives Matter movement, movimento per i diritti civili nato a seguito della morte di Trayvon Martin e Michael Brown, due giovani di colore uccisi dalla polizia negli Stati Uniti. Per molti quello di Sandra Bland non è altro che l'ennesimo omicidio razziale compiuto da agenti americani.

Sharon Cooper, sorella della vittima, non crede alla versione della polizia penitenziaria e assieme alla sua famiglia ha ottenuto che un'autopsia indipendente sia effettuata sul suo corpo. I risultati dovrebbero essere pronti entro le prossime 72 ore: "Io conoscevo bene Sandy - ha spiegato ai media statunitensi la sorella della vittima -. La storia del suicidio non regge. Era una persona estremamente allegra, coraggiosa piena di vita e di gioia. È inimmaginabile che abbia deciso di togliersi la vita". Secondo la Cnn alcuni filmati girati all'interno del penitenziario mostrerebbero che, oltre alla Bland, nessuno è mai entrato nella sua cella. Inoltre il network statunitense ha scavato nel passato della ragazza scoprendo che recentemente avrebbe vissuto una profonda depressione. Intanto l'agente che ha arrestato la ragazza è stato temporaneamente sospeso per "presunte violazioni delle regole del Dipartimento della Pubblica Sicurezza". Elton Mathis, procuratore distrettuale della contea ha invitato alla calma e alla pazienza: "La morte di Sandra Bland non sarà insabbiata - ha assicurato ai media americani - Tutta la verità verrà fuori".

 

 

 

 

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