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Stati Uniti: la fabbrica di pannelli solari che sfrutta il lavoro dei detenuti dell'Oregon

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di Anna Tita Gallo

 

greenbiz.it, 3 novembre 2015

 

SolarCity è un nome ben noto negli Usa: è al top nel mercato delle installazioni nel segmento residenziale. Il fondatore è ancora più noto, visto che si tratta di Elon Musk, che ha creato l'azienda insieme a 2 cugini. Ecco perché non passa inosservata la notizia che l'azienda non abbia prestato abbastanza cura per i diritti umani, affidandosi a un fornitore che sfruttava il cosiddetto "prison labor", il lavoro dei detenuti.

Naturalmente, la manodopera che lavora in prigione ha un costo minore, ecco perché stiamo parlando di una pratica molto diffusa negli Usa e si susseguono peraltro molte campagne che spingono i cittadini a boicottare i brand che utilizzano il prison labor per abbattere i costi.

A SolarCity è capitato affidandosi ad un fornitore, la Suniva, con sede in Georgia ma che appunto utilizzava questa pratica per produrre pannelli solari contando sui detenuti dell'Oregon. SolarCity ha scelto Suniva nel 2012, al momento di lanciare un progetto in 2 campus universitari in Oregon.

In realtà la Suniva è entrata in gioco in una seconda fase: prima di questa azienda la SolarCity si affidava ai prodotti della SolarWorld, pannelli realizzati in una fabbrica di Hillsboro, Oregon, dove i lavoratori erano pagati con salari che superavano quello minimo.

Ma facciamo un passo indietro. Tutto è nato infatti quando la Oregon State University e l'Oregon Institute of Technology si sono uniti per installare pannelli solari, con la SolarCity che figurava come proprietario e gestore dell'impianto. I 2 campus non avrebbero investito un dollaro, insomma. Grazie ad un programma statale per la SolarCity era comunque un progetto di valore, visto che l'Oregon Department of Energy ha previsto un credito d'imposta di 11,8 mln di dollari per questo progetto da 27 mln.

Incentivi generosi, offerti nell'ambito del Business Energy Tax Credit program, terminato nel 2014. Ebbene, il progetto rispondeva ai requisiti imposti per avere gli incentivi, tra cui quello della creazione di posti di lavoro. E i lavoratori che hanno realizzato i pannelli solari erano in effetti nell'Oregon, ma dietro le sbarre della Sheridan Federal Prison. Nessun programma per dare impulso all'economia locale, dunque, bensì salari miseri, di meno di un dollaro all'ora.

Perché è accaduto? In realtà esiste un Prison Industry Enhancement Certification Program, PIE, del dipartimento di Giustizia che fissa standard elevati per il lavoro nelle prigioni. E si tratta spesso di attività che per un detenuto sono molto costruttive, che seguono ad una formazione adeguata e possono essere preziose al momento del reinserimento nel mondo del lavoro una volta che il detenuto termina di scontare la pena e torna nella società civile. Ma là dove lavoravano i detenuti per la SolarCity non c'è stata certificazione, ecco il motivo di quel salario tanto basso.

 

 

 

 

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