Stati Generali: istruzioni per l'uso. Intervista a Glauco Giostra

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a cura della Redazione

 

Ristretti Orizzonti, 2 novembre 2015

 

Abbiamo chiesto a Glauco Giostra, coordinatore del Comitato scientifico, di spiegarci in sintesi il senso degli Stati Generali e come si può aprire un dialogo con la società "esterna" sui temi che riguardano l'esecuzione delle pene.

Gli Stati Generali dell'esecuzione della pena hanno concluso la fase iniziale dei lavori. Ognuno dei 18 Tavoli che sono impegnati in questa impresa, volta a un ripensamento del sistema delle pene e del carcere, ha prodotto un primo report che spiega a grandi linee quello che è stato fatto finora, e poi altri materiali, tutti reperibili nel sito del Ministero della Giustizia. Ristretti Orizzonti pubblica ogni giorno una Rassegna Stampa su questi temi, e vuole contribuire ad allargare il dibattito perché gli Stati Generali diventino davvero un'occasione per tutti, addetti ai lavori ma anche "società civile", studenti, insegnanti, persone interessate a questi argomenti, di esprimere la loro opinione, raccontare un'esperienza significativa in questo ambito, fare domande.

A Glauco Giostra, ordinario di Procedura penale all'Università la Sapienza di Roma, che degli Stati Generali è il coordinatore del Comitato scientifico, abbiamo chiesto di spiegarne in sintesi finalità e prossimi obiettivi.

 

Ci può riassumere brevemente il senso di questa iniziativa?

"Quest'anno l'ordinamento penitenziario compie quarant'anni e non è certo senza significato politico e culturale che la legislazione penitenziaria del 1975, per condiviso riconoscimento tra le più avanzate anche a livello internazionale, non abbia impedito all'Italia di subire l'umiliante condanna della Corte Europea dei diritti dell'uomo (c.d. sentenza Torreggiani), per trattamento inumano e degradante delle persone detenute. Se le novelle del biennio appena trascorso hanno perseguito e conseguito l'obbiettivo di risolvere con urgenza il problema dell'intollerabile sovraffollamento carcerario e di sopperire alle carenze denunciate dalla Corte di Strasburgo, non si poteva eludere il compito di un ripensamento complessivo del sistema dell'esecuzione della pena, non soltanto carceraria. Il disegno di legge delega per la riforma dell'ordinamento penitenziario (recentemente approvato dalla Camera) mira appunto a restituire effettività alla funzione rieducativa della pena, rimuovendo ostacoli normativi alla realizzazione di un progetto individualizzato di recupero del condannato. Ma questi quarant'anni di storia penitenziaria dimostrano, appunto, che le riforme normative sono necessarie, e però non bastano, se non cambia nel sentire sociale il senso della pena: nessuna importante novità legislativa, infatti, farà mai presa sulla realtà, se prima le ragioni che la ispirano non avranno messo radici nella coscienza civile del Paese.

L'inedita iniziativa degli Stati generali intende proprio, ambiziosamente, cercare di promuovere un diverso, più consapevole, approccio culturale al problema dell'esecuzione penale".

 

Come possono i cittadini interessati a questi temi "interloquire" con gli Stati Generali, comunicare le loro riflessioni, esprimere le loro critiche?

"Diciotto Tavoli tematici, intorno ai quali più di duecento esperti provenienti dal mondo accademico, dalla magistratura, dall'avvocatura, dalla cooperazione internazionale, dal volontariato e, naturalmente, dal settore penitenziario, stanno da mesi ragionando sulle problematiche cruciali dell'esecuzione penale, anche avvalendosi di visite ad istituti penitenziari italiani e stranieri di particolare significatività. Sul sito del Ministero della Giustizia sono già riportati i temi e la composizioni dei tavoli; la documentazione raccolta; le iniziative intraprese; le pubblicazioni in tema; un report di medio-termine per illustrare lo stato, ancorché provvisorio e in progress, dei lavori; un indirizzo mail cui far pervenire suggerimenti o indicazioni di buone prassi o di soluzioni positivamente sperimentate in Italia o all'estero. Ma è con la conclusione del lavoro dei Tavoli - presumibilmente, entro fine novembre - che si procederà a un vero e proprio interpello sui temi affrontati: le proposte elaborate dai Tavoli saranno sottoposte ad una pubblica consultazione e ad audizioni per ricevere suggerimenti, critiche, integrazioni. Al termine di questa sorta di "ascolto democratico", il Comitato scientifico degli Stati generali elaborerà un documento finale, che confido possa contenere materiale prezioso a più livelli: indicazioni per l'attuazione della Delega "penitenziaria"; suggerimenti per una migliore organizzazione della vita carceraria, che valorizzi l'individuo, responsabilizzandone certo le scelte, in un contesto, però, rispettoso della sua dignità e dei suoi diritti, che ripudi ogni processo di incapacitazione vòlto ad indurre una rassegnata minorità; indicazioni tecniche per una rimodulazione dell'edilizia penitenziaria esistente e per una corretta pianificazione di quella futura; promozione di ogni forma di collegamento (lavoro, istruzione, cultura ecc.) tra il carcere e il territorio. Soprattutto, questo documento, con l'insostituibile contributo degli operatori dell'informazione, dovrebbe individuare le forme più idonee per veicolare una corretta conoscenza della realtà carceraria da parte della società "esterna". Nella convinzione che, senza una nuova cultura della pena, ogni riforma sarà presto corrosa da sempre ricorrenti istanze securitarie che continueranno a proporre, fallacemente, un carcere chiuso ad ogni opportunità e ad ogni speranza di riabilitazione, come una garanzia per la sicurezza sociale. Auspicare una nuova cultura della pena, giova forse precisarlo, non significa ignorare le ragioni delle vittime, ma semmai adoperarsi affinché la tutela di tali ragioni si converta da pretesa di cieca punizione del colpevole in forme di promozione e di valorizzazione di ogni sua attività vòlta a compensare il danno morale e materiale causato".