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Stalking nei confronti del quartiere se tutte le vittime sono individuate

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di Patrizia Maciocchi

 

Il Sole 24 Ore, 14 febbraio 2018

 

Lo stalking nei confronti di un intero quartiere è giuridicamente possibile ma è necessario identificare le vittime e dimostrare gli effetti degli atti persecutori sulla loro psiche e sulle abitudini di vita. In assenza della prova scatta il reato di molestie previsto dall'articolo 660 del Codice penale.

La Cassazione, con la sentenza 3271, annulla la condanna per stalking inflitta dai giudici di merito e rinvia al Tribunale per una nuova valutazione che tenga conto delle indicazioni fornite. Il tribunale non aveva avuto dubbi nel qualificare come una stalker la ricorrente, che in 5 anni aveva spedito a tutto il "comprensorio" centinaia di lettere dal contenuto minatorio e diffamatorio. Missive, rigorosamente settimanali, con le quali la donna minacciava gli abitanti, li insultava, metteva in piazza i loro affari privati, e, nel caso di una famiglia, irrideva la figlia affetta dalla sindrome di Down.

Comportamenti che avevano indotto molti di loro a progettare di svendere la casa pur di sfuggire alle persecuzioni, che arrivavano puntuali ogni sette giorni. Secondo il Tribunale, al quale il procuratore generale si associa chiedendo il rigetto del ricorso, c'erano gli estremi del reato previsto dall'articolo 612-bis del Codice penale, perché le azioni della donna avevano indotto negli abitanti uno stato di ansia, alterando i rapporti all'interno della comunità.

Né si poteva parlare, ad avviso dei giudici di merito, di incapacità di intendere e volere come sostenuto dalla difesa. La Suprema corte però, pur chiarendo che secondo la giurisprudenza di legittimità, la prospettazione dello stalking nei confronti di più persone è possibile, nega che si possa generalizzare. I giudici della quinta sezione penale, rinviano al Tribunale con la richiesta di individuare con precisione tutte le vittime e di verificare le condizioni di sussistenza dello stalking per ciascuno di loro: dall'ansia al cambio di abitudini. In assenza di questo il reato commesso dalla "grafomane" è quello di molestie.

 

 

 

 

 

 

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