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Spagna. La Catalogna "va a processo": 12 leader ribelli alla sbarra

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di Paola Del Vecchio

 

Avvenire, 12 febbraio 2019

 

Sono accusati di aver organizzato il referendum illegale e una rivolta violenta culminata nella dichiarazione unilaterale della "secessione". Nove sono in carcere preventivo, Puigdemont rischia 25 anni. Siamo convinti che non ci saranno condanne per ribellione e nemmeno per sedizione. Il governo di Spagna non si può permettere che sia la corte di Strasburgo ad aprire le porte del carcere ai detenuti politici catalani".

Iordi Pina è l'avvocato difensore di tre dei 12 leader indipendentisti - nove dei quali in carcere preventivo da mesi - che oggi compariranno davanti al Tribunale Supremo a Madrid, per un processo che i media iberici definiscono storico. Sono accusati di aver organizzato il referendum illegale del primo ottobre 2017 e una ribellione violenta, culminata il 27 ottobre con la dichiarazione unilaterale della "secessione di una parte del territorio nazionale".

Tappa cruciale dei "tumulti" senza armi, secondo la pubblica accusa-che sollecita pene a 171 anni di carcere - l'assedio nella notte fra il 20 e il 21 settembre da parte dei manifestanti, guidati dai due leader indipendentisti, lordi Sanchez e lordi Cuixart, all'assessorato all'Economia della Generalitat, per impedire l'esecuzione di perquisizioni ordinate dalla magistratura. Con l'ex presidente Puigdemont "uccel di bosco" a Waterloo, per il suo ruolo di ex vicepresidente, Oriol Junqueras, rischia una condanna a 25 anni. 74 anni di reclusione quelli richiesti del partito di estrema destra Vox, che esercita l'accusa popolare al lato della pubblica accusa e dell'Avvocatura dello Stato. E pretende di convertire il processo nel suo megafono elettorale".

La mancanza di violenza è la chiave della difesa-spiega il difensore di Junqueras, Andreu Van den Eynde, che confida nel chiudere la partita a Strasburgo. Sono stati tutti atti conformi al diritto universale internazionale: per la giurisprudenza della Corte europea dei Diritti umani, pur ammettendo che ci fu un blocco, non configura né ribellione né sedizione, per cui non possono comportare condanne al carcere".

La denuncia di "un giudizio politico contro la democrazia" e della "repressione giudiziaria del diritto all'autodeterminazione" sostenuta dagli imputati, si scontra frontalmente con la tesi della Procura. E con l'impegno del Tribunale Supremo a sgombrare il campo dalle ombre sull'effettività dello stato di diritto in Spagna, sollevate soprattutto dalla lunga carcerazione preventiva. In diretta W, le difese sosterranno che anche la dichiarazione di indipendenza fu simbolica, seppure con poco margine per dimostrarlo, date le rivendicazioni dell'attuale presidente della Camera catalana Quim Torra, che come il suo mentore Puigdemont, continua a reclamare la repubblica proclamata.

Nel Paese diviso da un lato si invocano assoluzioni e dall'altro condanne esemplari per chi ha osato attentare all'unità del Paese. L'aggettivo storico è giustificato dal fatto che finora solo gli autori del tentato golpe militare del 23 febbraio 1981 in Parlamento sono stati condannati per ribellione. Di certo, è il processo più atteso e arriva in un clima di alta tensione. Quando non è ancora spenta l'eco della mobilitazione in piazza del Partido Popular, di Ciudadanos e del partito di estrema destraVox, per costringere il premier Pedro Sanchez a convocare le urne e commissariare "sine die" la Catalogna.

E alla vigilia del cruciale voto in Parlamento della finanziaria, con il rifiuto finora espresso dai partiti indipendentisti catalani di appoggiarla, che condanna la legislatura a una fine prematura. Ancora ieri Torra ha vincolato il voto positivo in aula al riconoscimento del diritto all'autodeterminazione. Di certo Pedro Sanchez mette a prova la sua capacità di resilienza, raccontata nel suo "Manual de resistencia" fresco di stampa, nel momento cruciale del suo mandato. Prende corpo l'ipotesi del "super-domingo", la super-domenica elettorale, in cui convocare le politiche, assieme alle europee, regionali e municipali del 26 maggio.

Si tratterebbe di una strategia per indurre gli indipendentisti a pila miti consigli. Se si votasse oggi, secondo le previsioni dei sondaggi, rinnoverebbero la maggioranza nella Camera catalana. Ma, a livello nazionale, si prospetta un governo delle destre: Pp, Ciudadanos sostenuti da Vox. E allora addio anche all'ipotesi di indulto, in caso di condanne.

 

 

 



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