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Sondrio: con il cappellano don Ferruccio Citterio la misericordia entra in carcere

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di Cirillo Ruffoni

 

Settimanale della Diocesi di Como, 18 novembre 2015

 

L'impegno di don Ferruccio Citterio nella Casa circondariale del capoluogo, dove il vescovo Diego aprirà il Giubileo il 21 dicembre prossimo.

I carcerati occupano un posto speciale nel cuore di papa Francesco. Egli, infatti, nella lettera a monsignor Rino Fisichella con la quale concede l'indulgenza in occasione del Giubileo, scrive: "Il mio pensiero va anche ai carcerati che sperimentano la limitazione della loro libertà. Il Giubileo ha sempre costituito l'opportunità di una grande amnistia, destinata a coinvolgere tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell'ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto.

A tutti costoro giunga concretamente la misericordia del Padre che vuole stare vicino a chi ha più bisogno del suo perdono. Nelle cappelle delle carceri potranno ottenere l'indulgenza e ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, possa questo gesto significare per loro il passaggio della Porta Santa, perché la misericordia

di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà". Persino le celle del carcere, quindi, assumono in questa circostanza una valenza di sacralità. Per questo, come illustra il cappellano del carcere di Sondrio don Ferruccio Citterio, il vescovo monsignor Diego Coletti lunedì 21 dicembre farà visita al carcere del capoluogo per l'apertura ufficiale dell'Anno della misericordia.

"Sarà una semplice liturgia che non prevede la celebrazione della Messa - continua don Ferruccio, perché la maggior parte dei 28 carcerati è di religione musulmana" Ciò non toglie che il Giubileo abbia un particolare significato anche per loro, come scrive il Pontefice al punto 23 della Misericordiae vultus: "La misericordia possiede una valenza che va oltre i confini della Chiesa. Essa ci relaziona all'Ebraismo e all'Islam, che la considerano uno degli attributi più qualificanti di Dio".

Oltre alla celebrazione ufficiale di inizio, l'anno giubilare avrà poi altre iniziative che sono allo studio, ad esempio quella di chiedere ai sacerdoti del Vicariato di andare a turno nel carcere per le celebrazioni liturgiche. Tutte queste attività, che sono molto innovative per la realtà carceraria, sono rese possibili dal nuovo clima portato dalla direttrice Stefania Mussio, grazie alla sua presenza continua e soprattutto alla sua attività molto propositiva. L'anno giubilare dedicato alle carceri si concluderà poi nel mese di novembre del prossimo anno, a Roma, con una giornata speciale le cui modalità saranno definite in seguito.

Nei loro periodici incontri, i cappellani della carceri lombarde hanno formulato altre proposte, alcune delle quali molto concrete, affinché l'anno giubilare non costituisca un evento limitato, ma abbia una continuità nel tempo. In alcune province, ad esempio, per un anno intero sarà dato uno stipendio a cinque detenuti. Naturalmente è proprio a questi aspetti concreti che va l'attenzione dei carcerati.

Molti infatti chiedono al cappellano se ci saranno anche dei provvedimenti di amnistia o di indulto per accorciare i periodi di detenzione e non è facile spiegare loro che, nel nostro ordinamento statale, l'ambito religioso è separato da quello civile. Non è escluso, però, come si augura papa Francesco, che il Giubileo sia accompagnato anche da provvedimenti di amnistia, come era nel significato originario dell'evento presso il popolo ebraico.

Nella sua costante attività con i detenuti, infine, il cappellano si trova spesso a dover venire loro incontro per problemi economici, che possono essere la ricarica del telefono o un piccolo contributo per chi esce e non ha nemmeno i mezzi per affrontare il viaggio e le prime spese. Come nelle precedenti feste natalizie, perciò, don Ferruccio Citterio fa appello al buon cuore della popolazione (che ha sempre risposto con generosità) con un'iniziativa chiamata, un po' spiritosamente, Perdono divino. Consiste nella vendita di bottiglie di buon vino valtellinese, il cui ricavato andrà appunto a sostenere le opere a favore dei detenuti condotte dal cappellano.

 

 

 

 

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