Siria. I foreign fighter detenuti saranno processati nei Paesi d'origine

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di Eugenia Fiore

 

occhidellaguerra.it, 14 febbraio 2018

 

Gli Stati Uniti vogliono dare la possibilità ai foreign fighter detenuti in Siria di essere sottoposti a un giusto processo nei loro Paesi d'origine. Lo ha detto il Segretario alla difesa degli Stati Uniti, James Mattis. Il capo del Pentagono è oggi a Roma per discutere della questione durante la sesta riunione ristretta dei ministri della Difesa della coalizione che combatte contro lo Stato islamico. Si apre quindi una nuova e delicatissima fase della lotta contro il terrorismo delle bandiere nere in cui si dovrà gestire, oltre la messa in sicurezza e la ricostruzione, anche il destino di migliaia di foreign fighter catturati in Siria.

Oggi gli ex combattenti dell'Isis si trovano nelle sempre più affollate prigioni delle Forze democratiche siriane, che sono, appunto, sostenute dagli Usa. Per questo l'ex generale dei marines chiede "aiuto" ai Paesi alleati per gestire la situazione, riportando a casa i combattenti stranieri e facendoli giudicare dai tribunali dei Paesi d'origine: "Ci sono giorni che ne vengono catturati anche 40-50, e non ci sono neanche dei buoni centri di detenzione, nel senso che si trovano in Siria e non è una zona sicura", ha detto, rispondendo alle domande dei giornalisti che stanno accompagnando Mattis nella sua missione europea.

Il caso dei "Beatles dell'Isis" - La proposta di Mattis arriva in una fase di emergenza in cui molti Paesi stanno vivendo nella paura di attacchi terroristici condotti proprio dai combattenti dell'Isis rientrati in Europa. A riportare questa preoccupazione sono anche alcuni funzionari britannici dopo la cattura, nei giorni scorsi, dei due cittadini britannici chiamati "Beatles dell'Isis": El Shafee Elsheikh e Alexanda Amon Kotey.

La cellula è sospettata di aver catturato e trucidato una ventina di ostaggi. Del gruppo di aguzzini, il più noto era Jihadi John, che decapitò 7 ostaggi davanti ad una telecamera, a partire dal primo, l'americano James Foley il 19 agosto del 2014. La madre del giornalista, Diane Foley, si è espressa sull'argomento chiedendo che i carcerieri siano puniti con l'ergastolo: "I loro crimini vanno oltre ogni immaginazione", ha affermato.

La sorte dei due catturati è assolutamente incerta e ha riportato la questione nell'occhio del ciclone. Il ministro della Difesa britannico, Gavin Williamson, la settimana scorsa ha detto che non dovrebbero "mai più mettere piede nel Regno Unito". L'amministrazione Trump non intende metterli a Guantánamo, la prigione per "nemici combattenti" nell'enclave statunitense a Cuba, mentre la Francia è contraria alla proposta del Segretario Usa e vorrebbe far processare i combattenti sul posto.