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Siete indipendenti? Per i magistrati c'è un test europeo

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di Ilaria Proietti

 

Il Fatto Quotidiano, 5 febbraio 2019

 

Il nuovo sondaggio sui sistemi giudiziari della Ue in una fase di crescenti tensioni tra giudici e politica nel nostro Paese. Su una scala da 0 a 10, quanto si sentono indipendenti i magistrati dei Paesi europei? E in Italia è cambiata o meno la percezione delle toghe nostrane della loro autonomia dal potere politico? E pensano di essere condizionati e eventualmente in che misura dai mezzi di informazione o dei social?

Lo sapremo tra qualche mese quando verranno rivelati i risultati del nuovo sondaggio messo a punto dalla Rete europea dei Consigli di Giustizia (Encj), l'organo internazionale nato con l'obiettivo di contribuire al consolidamento dello spazio giuridico europeo nel contesto di un processo di forte accelerazione delle politiche di cooperazione giudiziaria. I magistrati, anche quelli italiani, avranno tempo fino a metà marzo per rispondere alle 21 domande. Che cercano di fotografare se e come la percezione della autonomia interna e esterna tra le toghe sia cambiata o meno negli ultimi due anni.

Una questione assai delicata su cui il 7 febbraio a Palazzo dei Marescialli si terrà un incontro organizzato congiuntamente dalla Nona e dalla Quarta Commissione del Csm, in collaborazione con l'Encj e il Gruppo di Stati contro la Corruzione (Greco), e che vedrà la partecipazione dei presidenti delle Corti d'appello e dei procuratori generali. Secondo la rilevazione precedente, sempre effettuata in sede europea, i giudici danesi avevano promosso a pieni voti il sistema giudiziario interno in termini di garanzia sull'indipendenza del loro operato. A ruota i magistrati finlandesi e irlandesi, anch'essi assai soddisfatti.

E le toghe italiane? A fronte di dati non incoraggianti espressi in analoghi sondaggi sottoposti a imprese e cittadini, le toghe italiane nel 2017 avevano assegnato un voto molto elevato alla propria indipendenza: in una scala da 0 a 10, un nove pieno, un filo inferiore alla valutazione che di se stessi hanno dato i giudici inglesi e di gran lunga superiore a quella dei francesi. Ultimi in classifica i magistrati di Lettonia e Lituania, decisamente più critici: ultimi in classifica quanto a auto-percezione dell'indipendenza giudiziaria.

Ma come andrà questa volta? È presto per dirlo anche se il clima tra politica e magistratura almeno su suolo italiano è tornato a farsi rovente: qualche tempo fa con uno scontro al calor bianco tra Matteo Salvini e l'ex procuratore di Torino Armando Spataro, da poco in pensione, che ha accusato il vicepremier di aver anticipato sui social network un'operazione contro la criminalità nigeriana quando era ancora in corso.

E più di recente con le polemiche tutte politiche sull'iniziativa del Tribunale dei ministri di Catania che accusa il capo della Lega di sequestro di persona aggravato nella gestione dei migranti a bordo della nave Diciotti. Il sondaggio, da compilare in forma anonima, potrebbe risentire anche queste vicende. Anche se gli indicatori che la Rete europea dei Consiglio di giustizia prende in considerazione sono più generici e hanno a che fare con l'organizzazione del sistema giudiziario che ovviamente cambia da Paese a Paese, e riguardano ad esempio il livello di coinvolgimento del potere esecutivo e del parlamento nella nomina e nella revoca dei giudici, la nomina e la revoca dei presidenti dei tribunali, le modalità di nomina degli organi di autogoverno dei magistrati, ma anche l'organizzazione delle Procure.

Le domande del sondaggio sono assai meno generiche: come quella che chiede ai magistrati se siano stati sottoposti negli ultimi due anni a "un'inopportuna pressione al fine di adottare un provvedimento, in un determinato modo". E se vi siano state quale sia stata la frequenza di queste pressioni e da parte di chi, se ad esempio il governo, i media o il superiore dell'ufficio giudiziario. Se hanno ricevuto minacce di azione disciplinare per una decisione in merito a un procedimento, se sono stati oggetto di ricorso per responsabilità personale, ma anche se abbiano l'impressione che i procedimenti siano stati assegnati a magistrati diversi da quelli previste dalle norme o dalle procedure.

E poi una sequenza di altri quesiti per capire se le promozioni negli uffici giudiziari avvengano in base a criteri di capacità. E infine una domanda a bruciapelo: "Quanto è d'accordo sul fatto che nel Paese siano state applicate ed eseguite sentenze pronunciate contro gli interessi del governo?". Un modo per chiedere se le toghe tengano in considerazione o meno gli effetti politici del loro operato.

 

 

 

 

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