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Sicurezza e legittima difesa. Difendersi con il cervello

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di Carlo Alberto Romano

 

Corriere di Brescia, 19 maggio 2017

 

Non pare corretto entrare nel merito della riforma dell'articolo 52 del codice penale almeno fino a quando non sarà definitiva; vero è che il testo approvato dalla Camera suscita qualche perplessità, soprattutto con riferimento alla indeterminatezza dei concetti di "notte" e di "turbamento psichico", poco in linea con il dichiarato obiettivo di voler ridurre la discrezionalità interpretativa nelle aule giudiziarie in tema di legittima difesa. Il punto è un altro: siamo proprio sicuri che ci sia così bisogno di questo cambiamento?
La proposta nasce dall'asserito desiderio di sentirsi più sicuri dentro le proprie case, essendo fortemente diffusi sentimenti di insicurezza e di paura fra i cittadini. Provo a svolgere alcune riflessioni. L'attuale configurazione della legittima difesa nasce nel codice Rocco (guardasigilli fascista) e dalla riforma Castelli 2006 (che aumentò lo spazio di autotutela): non mi pare una norma generata in un clima di buonismo pacifista.
Trovo inoltre quantomeno curioso che si voglia modificare questo istituto in un quadro storico in cui tutti riconoscono il calo dei reati. L'Istat (dati 2014) conferma il minimo storico degli omicidi in Italia, uno dei più bassi al mondo. Anche i reati predatori che pure nell'ultimo ventennio erano stati in controtendenza rispetto al costante decremento dei reati in generale, da un paio di anni sono in calo. Ne è un segnale il fatto che la quota di famiglie che percepiscono un elevato rischio di criminalità nella zona in cui vivono è scesa dall'oltre il 40% del 2015 al 38,9 del 2016. L'intervento pare quindi arrivare fuori tempo massimo.
E poi, favorire palesemente un maggior ricorso all'acquisto e possesso di armi, consentirebbe una maggior prevenzione dei rati predatori? Temo di no posto che la maggior concentrazione di furti in casa avviene in orari nei quali gli autori sperano di non incontrare chi ci vive. Si creerebbe invece un rischio proprio dalla maggior diffusione di armi all'interno delle nostre abitazioni, che finirebbero per essere usate anche in momenti del tutto slegati dalla legittima difesa, come dimostrano gli Usa, ma anche alcuni gravi fatti di cronaca (penso alla fucilata che uccise il giovane Rom e a quella di Serle, proprio ieri il responsabile è stato rinviato a giudizio).
Meglio fare prevenzione insegnando alla gente poche ma fondamentali regole per diminuire il rischio di subire reati, come dimostra l'azione svolta dalle forze di polizia con gli anziani per contrastare le truffe. Ciò aumenterebbe il senso di relazione con le istituzioni e potrebbe anche contribuire ad abbattere le paure persistenti. In poche parole meno pancia e più cervello.

 

 

 

 

 

 

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