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Sfondato il muro dei 58mila detenuti, sono 7.604 in più rispetto ai posti disponibili

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di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 6 dicembre 2017

 

Superati i 58mila ristretti nelle patrie galere. Il trend del sovraffollamento è in esponenziale crescita. Al 30 novembre, infatti, secondo i dati messi a disposizione dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e pubblicati sul sito del ministero della Giustizia -, siamo giunti a ben 58.115 detenuti per un totale di 50.511 posti disponibili secondo i dati ufficiali della capienza regolamentare. Questo vuol dire che risultano 7.604 detenuti in più.

Basti pensare che il mese precedente risultavano 7.450 reclusi in più, mentre due mesi fa - ovvero al 30 settembre - erano 7.153 i detenuti che sforavano il numero dei posti regolamentari. Sono dati che non fanno altro che confermare il trend in crescita per quanto riguarda il sovraffollamento. I numeri risulterebbero addirittura maggiori se venissero prese in considerazione l'esistenza di celle ancora inagibili.

Situazione ben documentata dal rapporto annuale dell'ufficio del Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale: ovvero l'alto numero di camere o sezioni fuori uso, per inagibilità o per lavori in corso, che alla data del 23 febbraio scorso erano pari al 9,5 per cento. Cioè parliamo di circa 4.700 posti ancora non disponibili. Per quanto riguarda i bambini dietro le sbarre, il numero non è sostanzialmente cambiato: al 30 novembre risultano 58 presenze, mentre il mese scorso erano 60.

Maglia nera per quanto riguarda la prevenzione dei suicidi in carcere: con il suicidio avvenuto il 2 dicembre avvenuto nel carcere sardo di Uta, siamo giunti a 48 suicidi dall'inizio dell'anno. Sono dati - soprattutto quelli relativi al sovraffollamento che attestano la necessità di puntare sulla decarcerizzazione e il sostegno delle misure alternative. Misure già esistenti, ma che verranno rafforzate dalla riforma dell'ordinamento penitenziario.

I decreti attuativi della riforma, però, ancora devono passare al vaglio del Consiglio dei ministri e la legislatura è agli sgoccioli. Proprio per questo, Rita Bernardini, Antonella Casu, Sergio d'Elia e Maurizio Turco, coordinatori della Presidenza del Partito Radicale hanno dichiarato: "Il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito dà atto al ministro della Giustizia Andrea Orlando di aver trasmesso al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni i decreti attuativi (i primi da almeno un mese) della riforma dell'ordinamento penitenziario che però sono ancora in attesa dell'approvazione da parte del Consiglio dei ministri.

A Paolo Gentiloni - spiegano gli esponenti radicali - il Partito Radicale ha inoltre chiesto da venti giorni un incontro urgente che resta ancora in attesa di una risposta. L'ultima volta che Paolo Gentiloni ha condiviso il suo tempo con il Partito Radicale è stato più di due anni fa, quando ricopriva la carica di Ministro degli Esteri e Marco Pannella era ancora in vita, in occasione della "Seconda Conferenza Internazionale- Universalità dei Diritti Umani per la transizione verso lo Stato di Diritto e l'affermazione del Diritto umano alla Conoscenza".

Per noi - concludono, coordinatori della Presidenza del Partito Radicale, l'urgenza è quella di discutere di questa vera e consistente eredità che ci ha lasciato Marco Pannella così come dell'attuazione della riforma dell'ordinamento penitenziario sempre più necessaria rispetto alle condizioni in cui versano le carceri del nostro Paese".

 

 

 

 

 

 

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