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Carceri, Cartabia: mai più casi di violenza, il Covid un detonatore PDF Stampa
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di Maria Carmela Fiumanò


agenziadire.com, 20 gennaio 2022

 

La ministra in Aula al Senato, nella sua relazione sull'amministrazione della giustizia. "Alcune strutture indegne, Sollicciano indecorosa". Il primo problema è il sovraffollamento (114%), "condizione esasperante".

"Quanto al carcere la pandemia ha fatto da detonatore di questioni irrisolte da lungo tempo. Questi anni sono stati durissimi. Le tensioni, le paure, le incertezze, l'isolamento che tutti abbiamo sperimentato erano e sono amplificati dentro le mura del carcere. Per tutti: per chi lavora in carcere e per chi in carcere sconta la sua pena.". Lo dice la ministra Marta Cartabia, in Aula al Senato, nella sua relazione sull'amministrazione della giustizia.

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Carcere, overdose di parole: "Adesso risolvete i problemi delle infrastrutture" PDF Stampa
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di Viviana Lanza


Il Riformista, 20 gennaio 2022

 

"Può succedere, a chi come me sia entrato nel "tunnel" del riscatto (architettonico) del carcere, di "andare in overdose" per l'assunzione eccessiva di concetti reiterati e mai concretizzati. Constatare che la realtà (materiale e immateriale) delle nostre carceri continui a rimanere a distanze siderali da quella dei proclami dei rappresentanti di turno delle istituzioni (politici e non) e delle argomentazioni di quanti a vario titolo se ne occupano, può indurre ad assumere atteggiamenti bipolari. I sintomi e i segni in tal senso si palesano nell'alternanza di stati depressivi con altri di iperattivismo ed euforia. Secondo tali premesse, ritengo illuminante tratteggiare il quadro delle vicende più significative, che nell'ultimo decennio hanno messo a rischio la salute e l'equilibrio degli architetti "intossicati" di carcere". Così l'architetto Cesare Burdese ci introduce in una riflessione sugli spazi della pena, sull'attenzione che meritano gli aspetti architettonici del carcere.

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Cartabia, giustizia incompiuta PDF Stampa
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di Francesco Grignetti


La Stampa, 20 gennaio 2022

 

La ministra alle Camere: "Il Pnrr ci impegna a fare la riforma dell'ordinamento entro il 2022". Dal sovraffollamento delle carceri al ddl contro i femminicidi, tanti i nodi ancora da risolvere.

I mali della giustizia italiana, la ministra Marta Cartabia li ha sempre davanti agli occhi. Una sorta di danza macabra. I tempi biblici di processi che non finiscono mai. Ne cita uno in particolare, a Chieti, dove una madre, la signora Annunziata Cairo, aspetta da anni una sentenza per la morte del figlio, vittima sul lavoro. Quasi rassegnata a non vedere la fine.

"Le scrivo - legge - come madre, vedova, umile cittadina, per chiedere il suo conforto e, nei limiti delle sue possibilità e competenze, di approfondire la disastrosa realtà di quel tribunale". Terribile. Commenta la ministra: "La storia di quest'anziana madre non è isolata. È una storia paradigmatica e dà voce a tanti cittadini".

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Giustizia, "riforme figlie della responsabilità". E Cartabia ringrazia tutti i partiti PDF Stampa
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di Giovanni Bianconi


Corriere della Sera, 20 gennaio 2022

 

Il via libera alla relazione sulla giustizia in Parlamento. La ministra: un'esperienza che vorrei continuare. Tutte le mie energie per accelerare sul Csm. "Sappiamo bene quanta fatica e disponibilità è stata chiesta a tutte le forze politiche per trovare un terreno su cui convergere. Queste riforme sono figlie del contesto straordinario in cui sono nate: di un governo sostenuto da una maggioranza amplissima, di "unità nazionale", con sensibilità al suo interno molto distanti tra loro. È anche la sua ricchezza".

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Giustizia, Cartabia: "Il mio obiettivo è garantire tempi ragionevoli per i processi" PDF Stampa
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di Liana Milella


La Repubblica, 20 gennaio 2022

 

La Guardasigilli porta al Senato, e poi alla Camera, la sua relazione sullo stato della giustizia e parla delle riforme già fatte e quella ancora da fare sul Csm. "Illustre signora Ministro, le scrivo questa lettera pubblica per chiedere il suo conforto, affranta dalla morte sul lavoro di mio figlio Roberto e dall'impossibilità di vedere celebrato il processo in tempi ragionevoli. Sono sicura che morirò prima di vederne la fine, senza poter sapere come e da chi è stato ucciso mio figlio. Le scrivo come madre, vedova e umile cittadina, per chiedere il suo conforto e, nei limiti delle sue possibilità e competenze, di approfondire la disastrosa realtà di quel tribunale. Prima di morire, vorrei poter andare sulla tomba di mio figlio Roberto per dirgli che la giustizia terrena ha fatto il suo corso".

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