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Serbia: italiano in carcere inizia sciopero della fame, moglie si appella alle autorità italiane

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Ansa, 19 febbraio 2011

 

Un italiano in carcere a Belgrado da 16 mesi con l’accusa di turbativa d’asta ha cominciato uno sciopero della fame totale e la moglie, preoccupata, ha lanciato un appello alle autorità italiane a fare qualcosa per risolvere il caso del marito, a suo avviso detenuto ingiustamente. “Vorrei fare un appello affinché le autorità italiane si interessino alla vicenda di mio marito. Non è possibile che per una turbativa d’asta sia in un carcere duro, alla pari di trafficanti di droga o autori di altri gravi crimini”, ha detto all’Ansa la signora Milena, serba, moglie di Giovanni Accroglianò, l’italiano 41enne, rappresentante di una ditta farmaceutica, in carcere a Belgrado dal 21 ottobre 2009.
“Mio marito è accusato di aver fatto parte di un’organizzazione criminale che avrebbe mirato a falsare un’asta allo scopo di lucrare 150 mila euro”, ha affermato la signora. All’epoca dei fatti Accroglianò, spiega, era vicepresidente della Camera di commercio italo-serba, e fu coinvolto in un’asta di mobili per ospedale. A lui infatti, si era rivolta la ditta Vernipol, produttrice dei mobili. Con l’italiano erano finiti in carcere altri 5 cittadini serbi che tuttavia, ha detto la signora Milena, sono usciti dopo pochi mesi.
“L’unico rimasto in prigione è stato mio marito. Secondo la legge serba infatti, essendo lui straniero vi è il pericolo di fuga. Anche se non ha più il passaporto”. Il processo si è aperto nel giugno 2010, e da allora vi sono state cinque sedute. “Sono molto preoccupata, io con i miei tre figli. Mio marito in carcere ha perso molto peso ed è passato da 101 a 65 chili. Ora da mercoledì, avendo visto che per lui nessuno si interessa, ha cominciato uno sciopero totale della fame”, ha detto la signora, che ha criticato il sistema giudiziario serbo. “Il sistema italiano è mille volte migliore. Qui è difficile far valere i propri diritti, non esistono organi di garanzia per gli imputati e di controllo sui giudici”.

 

 

 


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