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Sentenze in ritardo, il giudice paga

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di Cenzio Di Zanni

 

La Repubblica, 12 marzo 2018

 

Secondo la Corte dei conti violata la ragionevole durata. Il legale: "Aveva mille fascicoli da smaltire". Il giudice Roberto Meda aveva depositato due sentenze del tribunale civile di Bari con un ritardo di "oltre quattro anni". Un tempo che supera la "ragionevole durata del processo", stabilita dalla cosiddetta legge Pinto: "È vero".

"Ma il mio assistito avrebbe dovuto smaltire un carico giudiziario di mille processi pendenti in cinque anni. Mille fascicoli, mille cause, anche complesse, che nella maggior parte dei casi si trascinavano da circa 15 anni. Numeri alla mano, significa che Meda avrebbe dovuto pronunciare una sentenza al giorno: una follia. Per questo è stato condannato, ma la stessa procura regionale ha capito la sua posizione".

È la difesa che l'avvocato Dario Durso ha fatto di Meda davanti ai giudici della Corte dei conti della Puglia, presieduta da Mauro Orefice. Lui, il giudice barese Roberto Meda, classe 1936, oggi ottantaduenne in pensione e un tempo applicato alla prima sezione stralcio del tribunale di piazza Enrico De Nicola, è stato condannato a risarcire il ministero della Giustizia.

Esattamente 1.500 euro a fronte dei cinquemila euro chiesti dalla procura contabile per la prima sentenza "ritardataria", deposita depositata il 30 settembre 2003. Poi altri 2.400 euro contro gli ottomila chiesti dall'accusa per l'altra sentenza fuori tempo massimo, depositata il 6 novembre 2006. Cifre pari a un 70 per cento di sconto sulla condanna richiesta, anche grazie al rito abbreviato scelto dalla difesa. "È previsto dalla riforma del codice della giustizia contabile, che però vuole che ci sia l'accordo con il pubblico ministero: l'abbiamo ottenuto, perché - aggiunge l'avvocato Durso - il procuratore generale Carmela de Gennaro ha capito le nostre ragioni". Almeno tre. L'esperienza fallimentare delle sezioni stralcio, innanzi tutto. Poi le responsabilità degli altri giudici sul cui tavolo sono finiti gli stessi fascicoli, prima che finissero sulla scrivania di Meda.

E, ancora, le condizioni di salute del magistrato, oggi più che ottantenne. L'avvocato torna a snocciolare le sue ragioni. Spiega, argomenta, tiene il punto. "Le sezioni stralcio avrebbero dovuto smaltire, dico smaltire come si fa coi rifiuti, un carico giudiziario in alcuni casi ventennale. Cioè, uno arriva dopo altri giudici, non conosce l'istruttoria e deve decidere facendo un reset. Tabula rasa. E il tutto a scapito della qualità della giustizia". Meda, ricorda il suo legale, è stato un Goa, cioè un giudice onorario aggiunto.

Non un magistrato di carriera, quindi, ma un avvocato seduto sullo scranno più alto dell'aula di giustizia chiamato a spingere l'acceleratore nei processi lumaca. Ecco il punto. "E gli altri giudici togati, quelli che hanno istruito e trattato le due cause prima di lui, non sono responsabili? Paga solo lui perché lui ha dovuto firmare la sentenza?", chiede Durso. La risposta è sì.

Ma, anche per questo, la stessa procura che aveva citato Meda in giudizio ha chiuso l'accordo con la difesa. Consentendo di celebrare il processo contabile con il rito abbreviato. E di avere uno "sconto" sul risarcimento da versare a titolo di responsabilità da parte della Corte. Che ha dato all'ex giudice 25 giorni per pagare. Tempi rispettati. Ed è così che sono arrivate le due sentenze contabili. Partita chiusa. Intanto, il ministero della Giustizia ha già pagato oltre 20mila euro per la prima sentenza in ritardo e oltre 18mila per l'altra, dopo che la Corte d'appello di Lecce ha riconosciuto il "danno non patrimoniale sofferto dalle parti". Ma questa è un'altra storia.

 

 

 

 

 

 

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