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Se il governo punisce le donne

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di Maria Novella De Luca

 

La Repubblica, 6 dicembre 2018

 

Gli orfani del femminicidio e i congedi di maternità. Prima le donne e poi i bambini. No, ultime le donne e ultimi i bambini. "Vittime collaterali" di un governo sovranista-familista che innalza sul podio una ipotetica e inesistente "famiglia naturale" per poi affondare, invece, la famiglia reale. Una campagna cominciata con il (vergognoso) disegno di legge Pillon sull'affido condiviso, sconfessato anche da gran parte della maggioranza, ma che adesso nella manovra di bilancio si mostra in tutte le sue contraddizioni.

Colpendo al cuore, ad esempio, i bambini più fragili, gli orfani del femminicidio, i cui occhi hanno visto ciò che nessun bambino dovrebbe vedere. Figli che spesso nel buio di una notte si ritrovano soli, con una madre uccisa e un padre assassino suicida o in carcere. Disintegrati da un lutto che cancella infanzia e giovinezza.

Ma per gli orfani del femminicidio, oggi sono quasi duemila, per aiutare le centinaia di nonni, zii, parenti, che dopo le stragi familiari si prendono cura di loro, il governo giallo-verde i soldi ha deciso di non trovarli. Anzi, con un colpo di mano, ha cancellato nella notte un emendamento alla legge di Bilancio presentato dalla vicepresidente della Camera Mara Carfagna, che portava a dieci milioni il fondo (già esistente ma assai esiguo) per questi piccoli sopravvissuti di una guerra che nessuno riesce a fermare.

"Una bastardata", l'ha definita Mara Carfagna, elencando con sarcasmo tutte quelle "necessità" - dalla detassazione dei trattamenti di bellezza ai vantaggi per i birrifici - per cui Lega e Cinque Stelle i fondi li hanno fatti saltare fuori, ma non per aiutare le famiglie che allevano questi "orfani speciali".

Un vero e proprio tradimento, visto che sull'emendamento sembrava esserci l'accordo, con ricadute politiche che sembrano scavare un solco ancora più profondo tra la Lega e Forza Italia. Ultimi i bambini e ultime le donne. Perché il filo misogino che sembra legare gran parte dei provvedimenti "pro-life" dell'esecutivo - dalla cancellazione dell'assegno di mantenimento nel decreto Pillon alla violentissima campagna antiaborto - si è espresso di nuovo con un emendamento che modifica i congedi di maternità.

D'ora in poi le future madri potranno, salute permettendo, lavorare fino al nono mese, e poi usufruire di tutti e cinque i mesi di congedo obbligatorio dopo la nascita del bebè. Libera scelta, sembrerebbe. E perché no? Ci sono donne che hanno gravidanze splendide, hanno professioni garantite e tutelate, magari sarebbero felici di usufruirne. Già. E le altre, la maggioranza? Tutte quelle per cui in aziende sempre più ostili alla maternità, il semplice rispetto del congedo obbligatorio è una corsa a ostacoli?

E le future madri che non se la sentono di lavorare in quegli ultimi due o tre mesi, o semplicemente scelgono di concentrarsi sulla rivoluzione della vita che è la nascita di un figlio? Giustamente, la Cgil sottolinea che non si sostiene la maternità facendo scomparire l'obbligo di astensione dal lavoro. Anzi questo costituirà un ricatto proprio verso le donne più fragili e precarie, alle quali, di fatto, i datori di lavoro potrebbero domani imporre di essere presenti fino al nono mese. Con serio rischio per la salute sia per la madre che per il figlio.

E allora basta mettere in fila alcune delle scelte pro-family fatte da Lega e Cinque Stelle, per rendersi conto di quanto siano lontane dai bisogni reali, ma anche punitive, astruse, inapplicabili. Da una parte si approva il "codice rosso" per velocizzare le indagini sulla violenza contro le donne, ma poi si lasciano senza fondi gli orfani del femminicidio.

Da una parte si chiede "fate più figli" ma poi si cerca di minare nelle fondamenta la nostra (buona) legge sulla maternità. I Comuni leghisti e di destra cacciano dalle mense i bimbi immigrati, invece di indignarsi contro i continui tagli del tempo-scuola. E così, tra contraddizioni sempre più gravi, proprio con il governo che della famiglia "naturale" ha fatto un vessillo, le culle sono invece sempre più vuote.

 

 

 



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