Sassari: quotidiane violazioni dei diritti; esposto sul carcere di San Sebastiano |
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Apcom, 26 agosto 2010
Vivono in sei in celle piccole, fanno i bisogni a pochi passi dal letto in compagnia di insetti e anche topi. Queste sono le condizioni di vita del carcere di San Sebastiano, secondo i parlamentari sardi del Pd che ieri hanno presentato un esposto in Procura. Poco prima di ferragosto la visita nel carcere, ora la denuncia pubblica e formale firmata da Guido Melis, Arturo Parisi, Giampiero Scanu e l’ex senatore Luigi Manconi, presidente dell’associazione “A buon diritto”. “La nostra - dicono - non è una provocazione ma una denuncia ben precisa. Il San Sebastiano è fuori legge. Sono violati i diritti fondamentali delle persone, i regolamenti penitenziari, le leggi dello Stato italiano”. I numeri. Il sovraffollamento è il problema principale. La capacità in una struttura definita fatiscente, risale infatti a fine 800, è di 154 detenuti. Ce ne sono 214, di cui 82 in attesa di giudizio. Molti i tossicodipendenti, secondo i dati dei parlamentari, circa 90. Altri 60 avrebbero patologie psichiatriche. Il futuro. Nella borgata di Bancali è in costruzione il nuovo carcere di Sassari. I lavori sono stati affidati alla ditta Anemone, coinvolta, secondo i magistrati, in spartizioni illecite in appalti pubblici. I deputati sostengono si sappia poco dello stato e chiedono al governo informazioni e tempi. Ecco il testo dell’esposto: “Al Signor Procuratore della Repubblica del Tribunale di Sassari I sottoscritti, Guido Salvatore Melis, deputato al Parlamento, Luigi Manconi, presidente della Associazione “A Buon diritto”, Arturo Mario Luigi Parisi, deputato al Parlamento, Gianpiero Scanu, senatore della Repubblica, intendono con il presente esposto segnalare alla S.V. la gravissima situazione determinatesi nelle carceri di San Sebastiano, a Sassari. Come accertato dall’on. Melis e dal sen. Scanu nel corso di una visita al carcere nel giorno 13 agosto c.a. compiuta nell’ambito delle loro prerogative parlamentari, erano quel giorno custoditi presso l’Istituto 214 detenuti, ove la capienza regolamentare risulta essere di 154 posti (così dal questionario compilato a cura della direttrice del carcere dott.ssa Teresa Mascolo). Come evidente alla visita ai vari bracci del carcere lo spazio a disposizione di ciascun detenuto risulta assai inferiore rispetto a quello standard fissato nelle norme europee e pari a mq 7,5 (a San Sebastiano lo spazio è comunque inferiore anche alla media italiana, essendo ammassati 4, talvolta 6 detenuti in spazi di non più di 2 metri per 1,5). È noto che su questo punto la Corte europea ha di recente condannato l’Italia. Nelle celle, il cui stato generale è di abbandono non essendo da tempo operati i normali restauri in attesa del ventilato trasferimento nelle nuove strutture in corso di edificazione in località Bancali, il gabinetto, “alla turca”, è collocato a pochi passi dai giacigli dei detenuti e dalle piccole cucine ove essi si riscaldano i pasti o si preparano il caffè; solo un abbozzo di muretto, che però non arriva al soffitto, separa una distanza tra servizio igienico e zona pasto a volte di nemmeno 1 metro. Ciò configura uno stato di vita inaccettabile, contrario a tutte le norme sulla pubblica igiene attualmente vigenti in Italia e in Europa. Si ricorda che secondo la legge penitenziaria del 1975 i locali adibiti ai servizi sanitari debbono essere “privati, decenti e di tipo razionale”. Nessuna privacy è riscontrabile a San Sebastiano, e quanto alla decenza e alla razionalità non occorre formulare ulteriori osservazioni rispetto alla semplice descrizione degli ambienti. In molte celle, a detta di numerosi detenuti, sono presenti insetti, animali vari provenienti dai gabinetti stessi. Alcuni parlano di topi. Nei corridoi, privi di reti, volano frequentemente piccioni e altri volatili, lasciandovi le relative deiezioni. La temperatura delle celle è (la visita si è svolta nel mese di agosto) elevata, tale da rappresentare condizioni di vivibilità allarmanti (per altro in una precedente visita, in epoca invernale, l’on. Melis potè riscontrare la sospensione del riscaldamento dovuta ai ritardi burocratici nel pagamento delle fatture alla ditta fornitrice da parte del Ministero). Sono attualmente ospitati nel carcere 90 tossicodipendenti, di cui 46 in terapia metadonica, e 56 detenuti con patologie di tipo psichiatrico che presumibilmente richiederebbero altro tipo di trattamento diverso da quello somministrabile nel carcere. Non figurano psicologi in servizio. Gli educatori sono solo 4 sui 6 previsti in organico. L’ora d’aria si svolge in un angusto cortile interno, senza adeguati ripari. Gli agenti di polizia penitenziaria effettivamente in servizio il 13 agosto risultavano in numero di 156 su 212 della pianta organica e 172 effettivamente assegnati. Il che, a prescindere dalla professionalità e abnegazione degli agenti presenti (fuori discussione) e degli sforzi della direzione dell’Istituto, rende comprensibilmente difficilissimo, per non dire impossibile, lo svolgimento del servizio nei termini “normali” previsti dai regolamenti. I sottoscritti ritengono di sottoporre all’attenzione della S.V. la gravissima situazione che si è venuta producendo negli anni e che è giunta (dopo un degrado documentabile di anno in anno) a uno stato assolutamente allarmante per la pubblica salute e in evidente conflitto con una concezione della pena ispirata ai più elementari principi costituzionali. Chiedono pertanto accertarsi la sussistenza di eventuali reati, anche di omissione, da parte delle autorità competenti. Delegano al deposito del presente esposto l’avv. Stefano Melis del Foro di Sassari eleggendo domicilio presso il suo studio in Sassari, via Enrico Costa n. 66. Sassari, 25 agosto 2010 Prof. Luigi Manconi On. Guido Melis On. Arturo Mario Luigi Parisi Sen. Giampiero Scanu
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