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Lazio. Coronavirus e carcere, stabile il dato sui positivi PDF Stampa
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romasette.it, 4 dicembre 2020


Il grazie del Garante dei detenuti Stefano Anastasia a operatori sanitari e penitenziari. L'udienza del Papa e le parole di don Grimaldi, ispettore dei cappellani. Dal Garante dei detenuti Stefano Anastasìa, parole di gratitudine per gli operatori sanitari e penitenziari, "per la cura e l'attenzione con cui hanno gestito la fase più aggressiva del virus in carcere. Da tre settimane - riferisce - il numero dei positivi nelle carceri della regione è sostanzialmente stabile e attualmente non ci sono focolai incontrollati in atto. Ciò nonostante, è bene tenere alta la guardia ma senza panico e senza misure ingiustificate di restrizione delle attività e dei colloqui".

Al 1° dicembre risultano 40 persone positive e un solo ospedalizzato. La maggior parte dei casi positivi è a Rebibbia femminile, dove comunque il numero di positive è stabile da settimane, a conferma del fatto che il cluster è stato confinato. Altri carceri interessati dal contagio tra i detenuti, seppure in forma minore, sono attualmente gli altri istituti di Rebibbia, Regina Coeli e Cassino e Rieti. "Modesti", nell'analisi di Anastasìa, gli effetti del decreto Ristori: calano di appena 29 unità le presenze negli istituti di pena del Lazio rispetto al mese di ottobre, da 5.839 a 5.810. "Entrato in vigore il 28 ottobre - ricorda il Garante -, il decreto-legge 137/2020 prevede licenze premio straordinarie per i semiliberi, durata straordinaria dei permessi per i lavoranti all'esterno e il rinnovo di misure per incentivare la detenzione domiciliare dei detenuti a fine pena ma si tratta di una variazione davvero poco significativa e del tutto inadeguata rispetto alla situazione".

A fine novembre il tasso di affollamento complessivo negli istituti di pena del Lazio calcolato sulla base della capienza regolamentare dichiarata dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria sarebbe del 113 per cento mentre in tutta Italia, dove, peraltro, si è registrato un consistente aumento del numero di detenuti nel mese di novembre, è del 109 per cento. Va però considerato che rispetto ai dati delle capienze "regolamentari", in parecchi istituti di pena della nostra regione i posti effettivamente disponibili sono più ridotti a causa dello stato di degrado di alcuni reparti, di lavori di ristrutturazione e di adeguamento degli edifici in corso e di altre misure di sicurezza. Conseguentemente, se si analizza la situazione dei singoli istituti sulla base delle valutazioni delle schede di trasparenza disponibili sul sito del ministero della Giustizia, il tasso di affollamento negli istituti di pena del Lazio sale al 128 per cento e nella metà delle carceri della regione risulta superiore al 130 per cento.

"Come più volte ribadito - è il commento di Anastasìa - riteniamo quanto mai necessario che vengano adottate tutte le possibili misure per consentire a chi ne ha i requisiti di scontare la pena detentiva al di fuori delle mura carcerarie, in considerazione anche sia del numero significativo di persone che devono scontare pene inferiori ai due anni sia della notevole percentuale di detenuti in attesa di primo giudizio, vicina al 20 per cento del totale dei detenuti presenti in regione". Percentuale che "risulta da due anni costantemente superiore a quella che si riscontra a livello nazionale".

Al mondo delle carceri anche Papa Francesco ha dedicato un passaggio nell'udienza generale di mercoledì 2 dicembre. Parole riprese dall'ispettore generale dei cappellani nelle carceri italiane don Raffaele Grimaldi, che le ha lette come "un chiaro appello rivolto anche a noi che siamo fuori dalle mura delle carceri, a volte più prigionieri degli altri, affinché siamo chiamati a non giudicare, ma a vedere, anche nell'uomo che ha commesso gravi reati, l'immagine di Cristo". Ringraziando il Santo Padre a nome di cappellani, operatori e agenti della Penitenziaria, don Grimaldi evidenzia che "Dio non solo è paziente con coloro che sono dietro le sbarre ma lo è anche con noi. Perciò, siamo chiamati a non dimenticare che siamo tutti peccatori e non va puntato il dito per giudicare l'altro".

Sul reinserimento sociale, prosegue l'ispettore generale, "parlando di comunità di recupero, il Papa ci ha indicato la strada per donare un orizzonte di speranza a coloro che desiderano ritornare nella comunità civile. Comunità, case famiglia, dove i detenuti possano ritrovare l'affetto di persone, di parenti e amici che li accolgono e li indirizzano verso un vero cammino di rinascita". Di qui l'invito a "tendere una mano, dare fiducia a chi ha sbagliato, essere comunità accoglienti, avere il coraggio di difendere chi è caduto nella trappola del male, per non vedere nella persona che è in carcere, solo il male, solo gli errori commessi".

Don Grimaldi aggiunge: "La nostra società perbene deve avere un cuore misericordioso, come lo è la madre del carcerato che visita e ama il proprio figlio che ha sbagliato e si è macchiato di gravi reati. Gli uomini e le donne che hanno commesso una colpa, a volte sepolti dall'indifferenza degli altri, hanno bisogno di essere incoraggiati per rinascere". Ricordando le storie di rinascita di cui sono testimoni i cappellani, il sacerdote conclude: "Per le persone rinchiuse dietro le sbarre per i loro errori commessi, abbandonate al loro destino, siamo chiamati a essere autentici medici che sappiano curare le ferite e che offrano occasioni di accoglienza e di recupero".

 
Umbria. 4mila test anti-covid per detenuti e operatori delle carceri PDF Stampa
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umbriajournal.com, 4 dicembre 2020


Nelle carceri dell'Umbria arriveranno 4 mila test per lo screening dei detenuti e degli operatori. Lo ha annunciato il commissario per l'emergenza Antonio Onnis nella conferenza stampa settimanale sull'andamento dell'epidemia. All'incontro hanno partecipato anche il direttore regionale alla Salute, Claudio Dario, e la dottoressa Enrica Ricci dell'Unità strategica emergenza coronavirus (Usec).

"A partire dalle informazioni presenti nella banca dati disponibili della protezione civile e dell'Istituto superiore di sanità - hanno spiegato Carla Bietta e Mauro Cristofori del Nucleo epidemiologico - sono state analizzate le due fasi epidemiche per fornire elementi di confronto relativi ai decessi da (per) Covid, includendo nell'analisi tutti i 415 decessi occorsi dall'inizio dell'epidemia al 30 novembre 2020. La distribuzione dei casi nelle due fasi è a netto vantaggio della Fase 2″.

Relativamente alla situazione nelle carceri umbre, Onnis ha reso noto che "la situazione è sotto controllo anche se c'è necessità di un livello di attenzione altro. Nel corso dell'incontro il direttore Dario ha reso noto che "in presenza di una variazione del quadro epidemiologico che, nelle ultime settimane, ha evidenziato un progressivo crescente impegno del Servizio sanitario regionale, si stanno rivedendo le strategie messe in atto nella Regione Umbria proprio sul versante diagnostico".

"In questa logica - ha aggiunto - sono state approvate dal Comitato tecnico scientifico della Regione Umbria le 'linee di indirizzo per la sorveglianza e strategia diagnostica nell'uso dei test per il Covid-19', un documento di governo che ridefinisce il percorso della sorveglianza e le strategie diagnostiche nell'uso dei test per il Covid-19, sulla base delle normative vigenti.

Proprio alla luce delle nuove strategie diagnostiche per garantire una maggiore accessibilità alla diagnostica per Sars-Cov 2 rivolta anche a cittadini che non fanno parte delle casistiche che vengono prese in carico dalla sanità pubblica, come ad esempio i privati cittadini asintomatici che non risultano contatti stretti di casi Covid, oppure per lo screening nei luoghi di lavoro, è stata prevista la possibilità, in caso di test antigenico o sierologico positivo, di eseguire il test molecolare su tampone oro-rinofaringeo in regime privato.

In attesa dell'approvazione da parte della Giunta regionale di una delibera che recepisce le linee del Cts sarà trasmessa una circolare esplicativa ai laboratori privati da parte della Direzione sanitaria regionale e del Commissario regionale all'emergenza Covid, per rendere già operative le linee stesse in base alle quali il cittadino che risulti positivo al test antigenico o al test sierologico potrà quindi effettuare il test molecolare seguendo due modalità".

Ovvero contestualmente, nel caso sia stato eseguito un test rapido presso lo stesso laboratorio, punto prelievo, medico competente - è stato spiegato -, con costi a proprio carico e dovrà restare in isolamento domiciliare fiduciario fino al referto del test molecolare, dal quale dipenderà il percorso successivo. Diversamente, si potrà avvalere del servizio pubblico e, in tal caso - è stato detto ancora - verrà preso in carico servizio di prevenzione, che provvederà alla prescrizione e programmazione del test molecolare, con costo a carico della sanità pubblica, fermo restando che, in attesa dell'esecuzione del test molecolare, il soggetto dovrà permanere in isolamento domiciliare fiduciario".

 
Napoli. Coronavirus in carcere, un altro detenuto di Poggioreale morto all'ospedale PDF Stampa
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di Elena Del Mastro


Il Riformista, 4 dicembre 2020

 

"I problemi patologici del carcere erano già sotto gli occhi di tutti, poi si sono aggravati con il diffondersi della pandemia da Covid 19. Peccato che dal Ministero della giustizia e dalla politica in generale si minimizzi sui contagi di detenuti, personale di polizia penitenziaria, personale sanitario e addirittura sui morti." Così il Garante campano Samuele Ciambriello e quello napoletano Pietro Ioia prima di iniziare l'incontro di oggi a Secondigliano dopo quello di ieri a Poggioreale.

Stamattina i Garanti hanno incontrato presso il carcere di Secondigliano la direttrice Giulia Russo, la responsabile sanitaria Maria Rosaria Gemei, il responsabile della sanità penitenziaria dell'ASL NA1 Lorenzo Acampora. Dopo la riunione i due garanti comunicano i seguenti dati aggiornati a questa mattina a Secondigliano: risultano 51 i positivi e 6 in isolamento sanitario su una popolazione di 1185 detenuti. Non vi sono ricoverati presso presidi ospedalieri. Tra il personale di polizia penitenziaria i positivi sono 57 e 22 in quarantena precauzionale perché a contatto con positivi. Del personale sanitario vi è un solo positivo. I tamponi totali somministrati ai detenuti dall'inizio della pandemia sono poco più di 1000.

Sono stati sottoposti a tampone i detenuti di quasi tutti i reparti, tranne una sezione del reparto Ionio e una sezione del reparto Ligure che avverrà nei prossimi giorni. "Grazie allo screening realizzato all'interno dei penitenziari napoletani è stato possibile porre in essere un attività di prevenzione che ha permesso di procedere all'isolamento dei positivi evitando in maniera massiva il diffondersi dell'epidemia, screening fortemente voluto dal direttore generale della Asl Na 1 Ciro Verdoliva" così ha dichiarato Lorenzo Acampora durante l'incontro.

I due garanti hanno poi dato una triste notizia: ieri sera tardi è morto un detenuto di Poggioreale per Covid all'ospedale Cardarelli, il terzo in Campania tra i detenuti,(2 di Poggioreale e 1 di Secondigliano) oltre alla morte per Covid del Direttore Sanitario del carcere di Secondigliano Raffaele de Iasio.

"Prima della riunione abbiamo incontrato una delegazione di detenuti art. 21 che lavorano sia all'interno che all'esterno del carcere. Crediamo che per questi detenuti debba esserci una corsia preferenziale che consentirebbe loro di avere un permesso premio prolungato e un affidamento in prova ai servizi sociali. Lo stesso vale per i semiliberi che sono in licenza fino al 7 gennaio 2021.

Ci è stato comunicato che con il Decreto Ristori è uscito un solo detenuto e questo ci dà la conferma di ciò che sosteniamo da diverso tempo e cioè che il Decreto Ristori per i detenuti è insufficiente perché troppo restrittivo nelle modalità e in particolar modo in una clausola, quella riguardante la detenzione domiciliare esclusa per i detenuti con resti ostativi, clausola ingiusta, ipocrita e anticostituzionale perché la legge deve essere uguale per tutti.

La giornata di oggi purtroppo è stata funestata dalla triste notizia della morte per Covid 19, presso l'Ospedale Cardarelli, di Filippo A., 63 anni. Il detenuto di Poggioreale, cardiopatico, era ricoverato in ospedale dal 26 novembre. "Le nostre più sentite condoglianze alla famiglia. Purtroppo si continua a morire di carcere e in carcere" così Ciambriello e Ioia dopo l'incontro.

 
Vasto (Ch). "Detenuto morto, vogliamo chiarezza" PDF Stampa
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di Paola Calvano


Il Centro, 4 dicembre 2020

 

La compagna del 39enne trovato senza vita in cella: stava per uscire, qualcuno dica la verità. La compagna del detenuto milanese di 39 anni trovato morto nel carcere di Torre Sinello chiede chiarezza. La donna, madre di un bambino di 10 anni, si è rivolta per questo ad un legale, l'avvocato Raffaele Giacomucci. "È difficile rassegnarsi a una tragedia così inaspettata", dice Giacomucci. Il legale ha presentato alla Procura un'istanza in cui chiede di accertare le modalità della morte e cosa avrebbe spinto il detenuto a un gesto estremo. "Ho chiesto anche che vengano eseguiti accertamenti medico legali sulla salma", spiega ancora il legale.

Il 39enne, nei giorni scorsi, aveva parlato proprio con l'avvocato Giacomucci: il legale si era occupato del suo trasferimento in una comunità. "Presto ci sarebbe stata l'udienza e, subito dopo, il mio cliente sarebbe uscito da Torre Sinello. Perché all'improvviso avrebbe deciso di togliersi la vita?".

Il corpo dell'uomo è stato trovato nella tarda mattinata di martedì dagli agenti della polizia penitenziaria. L'uomo era nella sua cella da solo. Pare che avesse accanto un sacchetto di plastica e una bomboletta di gas. Immediatamente è scattato l'allarme e sono partiti i soccorsi. Le operazioni di rianimazione tuttavia sono state inutili. Il detenuto non si è più svegliato: i medici non hanno potuto fare altro che dichiarare il decesso.

La direzione della casa lavoro ha subito avvisato dell'accaduto la Procura di Vasto che ha aperto un'indagine sull'accaduto. Ora al fascicolo si aggiunge l'istanza presentata dal legale della compagna dell'uomo. Il corpo del detenuto è stato trasferito all'obitorio dell'ospedale Santissima Annunziata di Chieti in attesa dell'autopsia. È probabile che la perizia medico legale venga eseguita domani. "Ripeto", dice Giacomucci, "accettare una morte improvvisa non è facile. A maggior ragione non lo è se arriva in un modo così drammatico.

La mia cliente e il figlioletto di 10 anni sperano che gli investigatori riescano a capire, attraverso il racconto di chi in questo periodo gli stava accanto, perché il 39enne abbia deciso di togliersi la vita e se avesse manifestato le sue intenzioni ad altri detenuti o magari questi ultimi abbiano notato un comportamento strano e un atteggiamento particolarmente malinconico negli ultimi tempi".

 
Firenze. Sollicciano, tra positivi e quarantene sono sessanta gli agenti fuori gioco PDF Stampa
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di Jacopo Storni


Corriere Fiorentino, 4 dicembre 2020

 

Cinque i detenuti infettati, 28 in isolamento. L'Asl: la situazione per ora è sotto controllo, se serve possiamo blindare interi reparti. Ventisei agenti penitenziari di Sollicciano sono positivi al Covid, mentre sono 38 quelli in quarantena nella caserma o in isolamento fiduciario a casa. Complessivamente, nel carcere fiorentino mancano all'appello oltre 60 agenti, un numero consistente che contribuisce ad abbassare la sicurezza nel penitenziario, anche se, dato il periodo di pandemia e le pochissime attività collaterali, la situazione è sotto controllo. Certo è, che se gli agenti contagiati dovessero aumentare, la situazione comincerebbe a diventare critica. La nota positiva è che restano ancora circa 400 agenti a disposizione.

Per quanto riguarda i detenuti, la situazione è migliore: i positivi sono 5, mentre quelli in isolamento (perché appena arrestati o provenienti da altri penitenziari) sono 28. Tutti loro scontano la pena nell'area Covid di Sollicciano, che contiene in tutto 11 posti ed è gestita come una zona a parte, con tanto di differenziamento del cibo e dei rifiuti. "Fortunatamente per ora la situazione è sotto controllo - afferma Sandra Rogialli, responsabile per la Asl del Dipartimento Salute in carcere - Speriamo che il virus non entri più pesantemente nel nostro carcere, ma qualora dovesse succedere siamo pronti con un piano di emergenza che prevede l'isolamento di interi reparti".

Dal 20 marzo al 25 novembre, specifica poi Rogialli, "sono stati effettuati 1.026 tamponi", quasi tutti sulla popolazione detenuta, e questo ha frenato la diffusione del virus. A complicare la situazione, c'è il sovraffollamento del carcere, dove sono presenti 721 detenuti su una capienza regolamentare di 494. E come se non bastasse, Sollicciano è ancora senza un direttore definitivo. Alla guida del penitenziario c'è l'ex direttrice dell'Opg di Montelupo e direttrice del carcere Gozzini, Antonella Tuoni, che dovrebbe restare per un altro paio di mesi. Dopodiché, dovrebbe subentrare il direttore definitivo.

"È imminente - aveva detto a metà ottobre il ministro della giustizia Alfonso Bonafede al Corriere Fiorentino - l'avvio della procedura per individuare il nuovo direttore". Eppure, hanno spiegato ieri dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria a Roma, il posto per il direttore sarà bandito a gennaio e, se tutto procederà senza intoppi dovrebbe arrivare tra marzo ed aprile. I tempi dunque sembrano dilatarsi. Una notizia che fa infuriare Eleuterio Grieco della Uil Pa Penitenziari: "Nonostante le difficoltà di Sollicciano, non è ancora stato avviato l'iter per la nomina del nuovo vertice, e questo crea ulteriori problemi a un carcere che già ne ha tanti". Inoltre, aggiunge Grieco, "abbiamo un provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria a metà, visto che Gianfranco De Gesu se ne è appena andato e al suo posto è arrivato nelle ultime ore Carmelo Cantone, che però è già provveditore di Lazio, Molise, Abruzzo e Umbria".

Il garante regionale dei detenuti Giuseppe Fanfani ha inviato una lettera alla Regione nel quale si chiede, non appena il vaccino arriverà di "vaccinare anche i reclusi e il personale degli agenti penitenziari". E nel frattempo, è arrivata al 22esimo giorno di sciopero della fame l'ex parlamentare radicale Rita Bernardini che chiede, in seguito ai 900 detenuti positivi nelle carceri italiane, amnistia e indulto per i reclusi che sono arrivati alla fine del loro periodo di reclusione.

 
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