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Salerno: morte in cella, due sanitari a giudizio

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di Viviana De Vita

 

Il Mattino, 7 dicembre 2017

 

Accolta la tesi dell'accusa: il detenuto non sarebbe stato ben curato. Si trasforma in processo la tragedia nella quale perse la vita il 36enne salernitano Alessandro Landi deceduto la notte di Santo Stefano dietro le sbarre del penitenziario cittadino.

A deciderlo, ieri, è stato il Gup del tribunale di Salerno Piero Indinnimeo che, all'esito dell'udienza preliminare, ha rinviato a giudizio i due medici di guardia del penitenziario cittadino che, assistiti dagli avvocati Tullio Toriello e Alfonso Maiese, rispondono entrambi dell'ipotesi di reato di omicidio colposo.

Si è già costituita parte civile la moglie del giovane detenuto, madre di un bambino di 11 anni, rappresentata in giudizio dall'avvocato Agostino Allegro. Sarà quindi un processo a fare luce su quelle che il pubblico ministero Elena Cosentino definisce "gravi condotte omissive" dei due medici di guardia a Fuorni che, "pur in presenza di una sintomatologia anche pregressa, quale dolore toracico intenso e persistente e costrizione mandibolare, indicativa di una possibile cardiopatia", omisero di disporre il ricovero del giovane benzinaio di Matierno in ospedale, rimandandolo, invece, in cella.

Alessandro Landi stava male, aveva un dolore fortissimo al petto e doveva essere ricoverato nel reparto di cardiologia dove "attraverso un monitoraggio continuo ed effettuazione di più accurati accertamenti, con specifico riguardo alla ricerca di enzimi cardiaci" si sarebbe potuta formulare una corretta diagnosi di sospetta sindrome coronaria acuta.

A parere del magistrato furono proprio quelle gravi condotte omissive "a precludere definitivamente" al 36enne di Matierno, finito in cella nel settembre dello scorso anno nell'ambito del blitz dell'antimafia denominato "Italo", "la possibilità di ricevere adeguate cure" e, quindi, di salvarsi. La tragedia si consumò nella notte tra il 25 e il 26 dicembre scorso quando il giovane padre, che già il giorno prima aveva accusato un malore "sottovalutato" dal personale medico di guardia a Fuorni, morì da solo senza che nessuno potesse fare nulla per aiutarlo. A rendersi conto della tragedia, poco prima delle 3 del mattino, fu un agente della polizia penitenziaria in servizio all'interno della sezione lavoranti dove si trovava recluso il 36enne. Fu lui ad accorgersi che il giovane detenuto non dava segni di vita; ormai, però, era troppo tardi: Alessandro era già morto.

 

 

 

 

 

 

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