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Russia. Testimone di Geova condannato a 6 anni di carcere

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di Giuseppe Agliastro

 

La Stampa, 7 febbraio 2019

 

In carcere per la fede religiosa. Avviene nella Russia di Putin, dove le autorità sono tornate a perseguitare i Testimoni di Geova come succedeva in epoca sovietica. Ieri, per la prima volta, una corte russa ha inflitto una pena detentiva a un fedele. Il tribunale di Oryol, 320 chilometri a Sud di Mosca, ha condannato Dennis Christensen a sei anni di reclusione per l'appartenenza alla comunità dei Testimoni di Geova, che pone Dio al di sopra dello Stato. Ma come Christensen, un danese di 46 anni che vive in Russia da 19, tante altre persone rischiano di finire dietro le sbarre.

"Cresce la nostra preoccupazione per gli oltre cento Testimoni di Geova che stanno affrontando cause penali analoghe" ha commentato da New York il portavoce del gruppo religioso, Jarrod Lopes. Anche il governo danese ha protestato, definendo "inammissibile" che i Testimoni di Geova "siano dichiarati estremisti ed equiparati ai terroristi". Mentre l'Ue ha chiesto la scarcerazione di Christensen sottolineando che "nessuno dovrebbe essere imprigionato per atti di culto pacifici".

"Una sentenza liberticida" - Il motivo delle persecuzioni pare essere politico. La Chiesa ortodossa russa appoggia apertamente Putin, e alcuni studiosi vicini al Patriarcato di Mosca dipingono i Testimoni di Geova come una setta che minaccia le istituzioni statali e i valori tradizionali. Tutto è iniziato nell'aprile del 2017, quando la Corte Suprema russa ha marchiato a fuoco l'organizzazione religiosa definendola "estremista".

Il tribunale ha vietato le attività del gruppo noto per le prediche porta a porta e per il rifiuto del servizio militare e ha ordinato il sequestro dei suoi beni a favore dello Stato. Una sentenza liberticida chiesta dal ministero della Giustizia, che ha accusato i Testimoni di Geova di "diffondere materiali stampati proibiti che incitano all'odio" nonché di "violare il diritto al godimento di assistenza medica universale" rifiutando le trasfusioni di sangue. La caccia alle streghe va avanti da due anni, con perquisizioni nella notte e lunghi interrogatori.

Christensen è stato tra i primi a finire in manette, arrestato nel maggio del 2017 mentre conduceva la lettura della Bibbia assieme ai fedeli di Oryol. Amnesty International ne ha chiesto il rilascio "immediato e senza condizioni" e il suo avvocato, Anton Bogdanov, ha annunciato che intende impugnare la sentenza in appello.

Ma la situazione è complicata. A ribaltarla può essere la Corte europea dei diritti dell'Uomo, che nel 2010 bocciò la sentenza con cui un tribunale di Mosca ne aveva proibito le attività pubbliche. Allora i giudici condannarono la Russia per aver violato il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione, nonché il diritto ad associarsi di una comunità di circa 17 mila fedeli.

 

 

 

 

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