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Russia. "Noi perseguitati", cinquemila Testimoni di Geova in fuga

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di Giuseppe Agliastro

 

La Stampa, 9 febbraio 2019

 

Circa cinquemila Testimoni di Geova hanno dovuto lasciare la Russia temendo per se stessi e per i propri figli, oltre cento stanno affrontando cause penali per la loro fede e almeno ventiquattro sono dietro le sbarre in attesa di giudizio.

A meno di due anni dall'inizio della persecuzione del gruppo cristiano da parte delle autorità russe, il rappresentante dell'Associazione europea dei Testimoni di Geova, Yaroslav Sivulsky, ha illustrato la tragica situazione in un incontro con la stampa a Mosca. Un evento organizzato anche con l'obiettivo di mostrare solidarietà a Dennis Christensen, che il tribunale di Oryol mercoledì ha condannato a sei anni di reclusione per il solo fatto di appartenere alla comunità dei Testimoni di Geova.

Quella di Christensen è la prima pena detentiva inflitta in Russia a un fedele dell'organizzazione religiosa nota per le prediche porta a porta e per il rifiuto del servizio militare. L'accusa, per quanto possa sembrare assurdo, è quella di "estremismo". I precedenti Nell'aprile del 2017 la Corte Suprema russa aveva infatti bollato come "estremista" l'organizzazione dei Testimoni di Geova, disponendo il sequestro dei suoi beni a favore dello Stato.

Questa sentenza è stata voluta dal ministero della Giustizia, ma secondo molti rappresenta una palese violazione della Costituzione russa, che garantisce la libertà di culto. Il motivo delle persecuzioni pare però essere politico. La Chiesa ortodossa russa appoggia apertamente Putin, e alcuni studiosi vicini al Patriarcato di Mosca dipingono i Testimoni di Geova come una minaccia alle istituzioni statali e ai valori tradizionali.

Alcuni difensori dei diritti umani, come Valery Borshchev del Gruppo di Helsinki, temono che ora siano prese di mira anche altre minoranze religiose. A dicembre Putin aveva definito "una cosa completamente insensata" accusare di estremismo i gruppi religiosi. Le parole del leader del Cremlino avevano fatto sperare in un'apertura, ma di fatto nulla è cambiato negli ultimi mesi. Secondo Aleksandr Verkhovsky, a capo dell'Ong Sova, almeno altri sei Testimoni di Geova sono stati incriminati in Russia dopo le dichiarazioni di Putin.

E appena due giorni fa il ministero dell'Interno ha annunciato l'arresto di altri credenti nella regione di Khanty-Mansiisk, in Siberia Occidentale, e in quella della Mordovia, in Russia Centro-Occidentale. In entrambi i casi non è chiaro quante persone siano finite in manette.

 

 

 

 

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