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Russia. "Internet resti libera", in 15mila contro Putin

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di Fabrizio Dragosei

 

Corriere della Sera, 11 marzo 2019

 

Quella che una volta si chiamava intelligenzija ha manifestato ieri a Mosca e in alcune altre città contro la nuova legge che mira a creare una Internet russa per proteggere il Paese da eventuali cyber-attacchi esteri. Ma che in realtà, secondo i quindicimila scesi in piazza nella capitale e gli altri oppositori di Vladimir Putin, tenderebbe a mettere totalmente sotto il controllo delle autorità il web nazionale. Una specie di Grande muraglia cinese.

O, secondo alcuni, addirittura una cortina di ferro informatica. Come da molto tempo accade, sono una minoranza i russi che si oppongono alla politica del Cremlino, almeno sui temi delle libertà individuali e dei diritti civili. Diverso il discorso quando si passa a questioni legate al benessere dei cittadini, come i tagli alle pensioni o il carovita.

L'innalzamento dell'età per andare in pensione ha fatto calare (dall'86 al 64%) la popolarità di Putin. Ma i leader dell'opposizione politica non riescono a cavalcare le proteste spontanee e a governarle a fini politici. Così per "Internet libera" sono pochi quelli che hanno deciso di uscire di casa per far sentire la loro voce.

Anche se il problema finirà per toccare direttamente milioni di persone che potrebbero vedere limitato il loro accesso a server e siti stranieri. Il provvedimento è ancora in discussione alla Duma, la Camera bassa, che dovrà votarlo altre due volte. Poi andrà al Consiglio della federazione e quindi dovrà essere firmato dal presidente. Ma non è solo da questi giorni che gli oppositori della norma sono in agitazione.

Lo Stato ha infatti iniziato da tempo a stringere le maglie di Internet, imponendo a tutte le società che operano nel settore di tenere i loro server in Russia e di consentire ai servizi segreti l'accesso a tutti i dati. Ecco ora la nuova legge che potrebbe portare anche alla creazione di un sistema autonomo di domini (al posto dei vari .com, .org o .ru gestiti all'estero) nelle mani delle autorità statali. Naturalmente qualsiasi contenuto ritenuto "non ammissibile" potrebbe essere bloccato. Diventerà così difficilissimo, se non impossibile, collegarsi dalla Russia ad alcuni social media, come il famigerato Telegram che il governo ha tentato invano, fino ad ora, di neutralizzare.

 

 

 

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