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Rovigo: servizi sanitari per i detenuti, un carcere modello per l'Europa

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di Nicola Astolfi

 

Il Gazzettino, 16 aprile 2019

 

Inaugurato ieri nella casa circondariale la sezione di assistenza intensiva per la cura e la riabilitazione aperta ai duemila reclusi dei nove istituti veneti. Servirà da modello perché è il primo esempio in Italia, e probabilmente anche in Europa, la sezione di assistenza intensiva nel carcere di Rovigo che ieri è stata inaugurata dal sottosegretario per la Giustizia Jacopo Morrone e dall'assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin.

Con loro, il capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria Francesco Basentini e il provveditore regionale del Triveneto Enrico Sbriglia, il direttore della casa circondariale di Rovigo Claudio Mazzeo, il direttore generale dell'Ulss Antonio Compostella, la senatrice Roberta Toffanin e il prefetto Maddalena De Luca.

Nella nuova sezione prestano servizio un medico fisiatra, una volta la settimana, e due fisioterapisti a tempo pieno: il personale, le apparecchiature e le attrezzature sono la risposta ai bisogni di cura di quanti, tra gli oltre duemila detenuti nei nove istituti penitenziari del Veneto, necessitano di trattamenti fisiatrici per patologie ortopediche.

"La Regione - ha spiegato l'assessore Lanzarin - ha ben interpretato il passaggio dell'assistenza sanitaria in carcere, prima in capo all'Amministrazione penitenziaria, realizzando un duplice obiettivo: tutelare la salute dei detenuti con servizi di qualità e puntuali ed evitando i disagi e i costi delle traduzioni di persone recluse verso strutture esterne al carcere, aumentando così la sicurezza e con effetti positivi anche sulle liste di attesa". Il sottosegretario Jacopo Morrone ha visitato uno a uno i locali della sezione di assistenza, interni alla struttura penitenziaria: accolgono apparecchiature per un valore di 31mila euro (due apparecchiature per elettroanalgesia, un laser, un ultrasuono e un magneto), più attrezzature per 30mila euro.

L'investimento realizzato dalla Regione, attraverso l'Ulss è pari a 172mila euro in questo primo anno di attivazione e comprende il costo annuo per il personale, basato sul numero massimo di utenti previsti (15 al giorno), e pari a 111mila euro l'anno. "Penso che Rovigo sia una delle strutture migliori tra le 25 che ho visitato in questi primi 10 mesi di mandato", ha commentato il sottosegretario Morrone.

"Si sta realizzando al più alto livello il diritto delle persone alla salute", aveva detto poco prima il direttore Mazzeo, mentre il direttore generale dell'Ulss Compostella aveva ricordato che l'inaugurazione di ieri segue a quella, di un anno fa, dell'area degenze per le persone detenute, unendo sempre funzionalità e diritto alla salute.

Il provveditore Sbriglia ha rilevato la veloce tempistica tra termine dei lavori e definizione dell'istruttoria, e ha sostenuto il carcere rodigino come punto di riferimento per la popolazione detenuta sopra i 60 anni d'età, cresciuta da 2.136 persone nel 2005 a 4.476 nel 2017. Per il capo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria Basentini, l'attivazione della nuova sezione "dimostra che è nella collaborazione che si raggiungono i migliori risultati".

 

 

 

 

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