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Rovigo: petizione popolare sull'ex carcere sottoscritta da tutti i candidati sindaco

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di Paolo Lodi

 

Il Gazzettino, 17 aprile 2019

 

Firme per dire no al carcere minorile. In questi giorni si sono lette notizie circa la prevista apertura del carcere minorile nella sede delle ex carceri di Rovigo. Tutti i politici che si sono espressi, ora dichiarano di non essere d'accordo su questa ipotesi, mentre nel momento in cui questa si era paventata non ci sono state prese di posizione da parte di quanti sono o dichiarano di essere impegnati per il bene della città.

Se si realizzasse questo programma credo che avremmo aggiunto un'altra perla alla lunghissima collana di opportunità che la città non ha saputo cogliere, con i conseguenti danni che a catena si sono generati dal mancato governo dei processi urbani.

Mi sembra paradossale che, di fronte ad una conclamata carenza di spazi per il tribunale di area vasta, (unico caso di insediamento a Rovigo di funzioni extraterritoriali), si pensi al trasferimento di tutto il tribunale, con un complesso in disuso nell'area adiacente di proprietà statale e di portare lì una funzione che francamente non vedo come possa essere compatibile con un tessuto storico, che aveva già fatto spostare il precedente carcere. Credo sia evidente a tutti quale importante indotto sia collegato alle funzioni direzionali come il Tribunale, a maggior ragione in una città così povera di iniziative imprenditoriali che interessino il centro, e quindi sia inimmaginabile che si possa spostare in periferia una funzione nodale della città.

La proposta che mi sento di fare da subito è di aprire una petizione popolare, che venga sottoscritta da tutti i candidati sindaco alle prossime elezioni, contro questo insediamento ed a favore di un riuso dell'ex carcere come ampliamento del Tribunale, che manifesti al commissario prefettizio la contrarietà della cittadinanza e gli solleciti iniziative immediate presso l'amministrazione statale per sospendere ogni decisione in merito.

È pur vero che la decisione è presa in sedi ministeriali, ma come è accaduto più volte difficilmente queste si attuano contro la volontà della cittadinanza, non dimenticandoci che la città va governata dalle istituzioni locali con dei programmi e delle visioni del suo funzionamento.

Certo che al cospetto di una comunità silente prona a qualsiasi decisione, altri si arrogano il diritto di decidere ed a loro non compete pensare al bene della città, alle sue vocazioni o criticità; loro si muovono per logiche burocratico-utilitaristiche o a non dichiarati suggerimenti di altre entità ed istituzioni che magari non vedono l'ora di liberarsi di scomode presenze. Interessante riferimenti su temi simili in città vicine sono l'ex carcere di Padova nel castello Carrarese, che sta diventando un museo del design e spazio culturale; la vicina ex caserma Piave, che è stata destinata a campus universitario con già definito il progetto (architetto David Cipperfield); l'ex carcere di Ferrara ora museo nazionale dell'Ebraismo. Come si vede, il più grande problema è il vuoto d'idee prima che dei vuoti urbani.

 

 

 

 

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