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Roma: reati in calo, ma si torna a sparare e aumenta la percezione di insicurezza

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di Cristiana Mangani

 

Il Messaggero, 11 gennaio 2019

 

"Sparano, correte". È successo ieri, alla Magliana, mentre i bimbi entravano all'asilo. Si è ripetuto al Casilino, mesi fa, tra la gente che urlava per una lite che è andata avanti a colpi di pistola per ben otto minuti. A Tor Bella Monaca, la stessa scena è avvenuta poco lontano da un centro commerciale, quando un italiano di 42 anni ha tentato di uccidere un ragazzo appena maggiorenne.

Scene di ordinario Far West, in una città dove la percezione di insicurezza avvertita dagli abitanti è molto elevata, anche se si scontra con un numero di reati commessi in calo: 2,3 per cento in meno, secondo le stime del Viminale. Eppure, Roma, già afflitta da parecchi altri disagi, si trova sempre più spesso a dovere affrontare assalti e violenze, che riportano agli anni '80 e alle guerre tra bande.

Le forze dell'ordine stanno saldando i conti con la criminalità organizzata, e hanno assestato diversi colpi contro i clan più famosi. Ma, paradossalmente, con i "boss" in carcere, spuntano i piccoli criminali o i malavitosi di turno, pronti a far valere la propria posizione di dominanza sul territorio. La Magliana, più di altre zone, sembra ormai terra di nessuno. Per qualche tempo, quello che rimaneva dei componenti della nota Banda, ha continuato a darsi da fare assestando "colpetti" qua e là, tra usura, droga ed estorsione.

Mentre, in epoca recente, a Roma nord è caduto il potere di Massimo Carminati, e a Ostia il clan Fasciani, stroncato dalle inchieste giudiziarie e dai sequestri, ha lasciato per un po' il posto agli Spada, a loro volta colpiti da esecuzioni e arresti. Più operazioni di polizia hanno decimato anche gli altri veri re di Roma, i Casamonica, i sinti che vantano nel sud-sud est della città, dalla Tuscolana fino ai Castelli - tra cugini, zii, parenti - oltre mille affiliati. A loro il clamore non è mai piaciuto, così come alle mafie organizzate.

Tanto che dopo il funerale sfarzoso del capostipite con carrozze e petali di rosa lanciati da un elicottero, Salvatore Casamonica si è presentato dal titolare di un pub e gli ha detto: "Voi con 'sta movida avete rotto. La gente fa rumore, così in piazza passano di continuo i carabinieri e i miei non possono più lavorare". Sottinteso, con la droga. "Ora, siccome io non ci voglio rimettere. Me dovete dare 'sti sordi. So' 500 euro a settimana".

La città resta per loro una ricca, grande, indifesa riserva d'oro. Anche perché, alla fine, c'è spazio per tutti visto che, secondo l'ultimo monito raggio della Direzione nazionale antimafia, sarebbero 75 i clan grandi o piccoli insediati all'ombra del Cupolone. Senza contare che, al banchetto degli "affari sporchi", quelli che arraffano di più sono sempre i siciliani, i calabresi, i napoletani, che convivono "serenamente" spartendosi la grande fetta dei locali, degli esercizi commerciali, della droga.

"Nel corso degli anni - scrive la Commissione antimafia - le varie entità criminali avevano stipulato un patto di non belligeranza per evitare che, in caso di insorgenza di contrasti, i dissidi potessero degenerare in eclatanti guerre tra rivali, con il rischio di attirare l'attenzione degli inquirenti e di minare il clima di indisturbata serenità in cui da tempo operavano".

Le forze dell'ordine si sono date un gran da fare per bloccarne l'espansione. Ma sebbene la malavita romana appaia leggermente in affanno, se le istituzioni non riconquisteranno il territorio, il vuoto verrà occupato da altri. Proprio quello che i Casamonica e i loro emuli vogliono: aspettano che torni il silenzio per ricominciare a comandare.

 

 

 

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