Mercoledì 12 Dicembre 2018
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Roma: metti un monaco a Rebibbia

PDF Stampa
Condividi

di Giovanni Gagliardi

 

La Repubblica, 4 dicembre 2018

 

Aiutare i detenuti a ritrovare la calma. Come se il carcere fosse un ashram. È la scommessa di un maestro zen. "Il carcere può diventare un periodo di ritiro spirituale". Quello che potrebbe sembrare un paradosso è un netto cambio di prospettiva che fra le mura del penitenziario romano di Rebibbia è riuscito a realizzare Dario Doshin Girolami, monaco e maestro buddista, fondatore del centro Zen l'Arco di Roma che da dieci anni, insieme ad alcuni collaboratori, insegna ai detenuti l'antica tecnica della meditazione.

"Ma attenzione - tiene subito a precisare - non è una fuga dalla realtà, anzi attraverso la meditazione si ha la possibilità di incontrare pienamente se stessi e affrontare i propri errori, le ansie e le paure guardandole da una angolazione diversa e sotto una nuova luce".

E la riuscita è stata così buona che il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha proposto al maestro di tenere corsi anche per il personale di Lazio, Abruzzo e Molise. A Dario Girolami, classe 1967, l'idea è venuta mentre era al San Francisco Zen Center, dove ha iniziato a praticare nel 1986. "Ero interessato all'esperienza dei detenuti Usa che sono riusciti a trasformare la loro detenzione in un periodo di ritiro spirituale".

Cosa che ha certo contribuito a un calo della recidiva criminale del 20%. Ma portare questo programma qui in Italia non è stato facile: "A lungo le istituzioni mi hanno detto no, perché lo presentavo come un corso di buddismo. Poi dieci anni fa la svolta: è bastato chiamarlo mindfulness e "magicamente" si è aperta la porta del carcere". Ma questo era solo l'inizio, perché poi bisognava affrontare i diretti interessati, ovvero i detenuti.

"Al primo corso - dice Girolami sorridendo dietro i suoi occhiali rotondi - ci hanno dato serial killer, pluriomicidi, ergastolani. In totale erano 12. Ed è andato bene. Poi abbiamo allargato la possibilità di fare il corso a tutti i detenuti". E gli effetti benefici non si sono fatti attendere: "Vedi persone con tatuaggi e cicatrici che sembrano pirati. In realtà sono fragilissimi e a causa degli attacchi di panico e di ansia assumono farmaci. Ma alcuni hanno smesso addirittura di prenderli".

Il monaco spiega che grazie alla meditazione è possibile non solo eliminare i sintomi ma andare alla radice e affrontare ciò che li causa grazie ad una progressiva presa di coscienza che avviene attraverso la meditazione: "Quando i detenuti mettono a fuoco il loro vissuto, c'è una fortissima auto-condanna. A quel punto diventa importante mostrare loro che hanno un valore che non è stato visto, riconosciuto e coltivato".

Un altro aspetto importante che alimenta il meccanismo di ansia-depressione è quello che Girolami chiama "la mente che va fuori", cioè il pensiero ossessivo dei detenuti per la famiglia, i figli, gli affari lasciati fuori dal carcere: "La meditazione li aiuta a dimorare nel momento presente tranquillizzandoli e mostrando che la soluzione è affrontare le difficoltà (e la detenzione) un istante alla volta".

Il passo successivo è la cosiddetta "alfabetizzazione emotiva": "Bisogna aiutare queste persone a riconoscere e a dare un nome alle loro emozioni: rabbia, odio, paura. E poi a gestirle, perché altrimenti la mente tende ad andare verso emozioni negative. A quel punto occorre insegnare loro a riconoscere amore, benevolenza, compassione, cose di cui sono assolutamente capaci se aiutati e guidati".

E il cambiamento nelle persone che hanno seguito il corso c'è stato. Come conclude Girolami: "Medici, psicologi, la direzione dell'Istituto hanno visto e certificato che persone aggressive e incapaci di gestire la loro rabbia si sono tranquillizzate e hanno iniziato ad avere una diversa relazione con gli altri, favorendo anche la vita collettiva".

 

 

 



06


  06

 

06

 

 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it