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Roma: i pm "perizia da rifare per la donna che ha ucciso i figli a Rebibbia"

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di Adelaide Pierucci

 

Il Messaggero, 10 gennaio 2019

 

"Perizia da integrare, o meglio ancora da rifare". Va approfondita, forse riscritta, la prima conclusione psichiatrica che ha tratteggiato lo stato mentale di Alice Sebesta, la detenuta tedesca che il 18 settembre ha ucciso a Rebibbia, gettandoli dalle scale, i figlioletti Faith di 6 mesi, e Divine di 19.

La perizia che concludeva sulla piena capacità di intendere e di volere della donna al momento del fatto, firmata dallo psichiatra Vincenzo Mastronardi, docente de La Sapienza in pensione, ieri, durante l'incidente probatorio a piazzale Clodio, è stata contestata dalla procura che l'ha ritenuta insufficiente e parziale, al punto da definirla "negligente".

Il consulente non avrebbe preso in considerazione la storia clinica della donna, che soffre di un disturbo psicotico dall'adolescenza, soffermandosi solo sulla presunta intossicazione da marijuana di tre settimane prima. L'esperto, infatti, aveva specificato che la detenuta, un mese prima del duplice delitto, avrebbe abusato di stupefacenti.

Ma non potendosi ritenere tossicomane cronica, la sua capacità sarebbe stata scontata. Lo psichiatra, anzi, aveva sostenuto la "deliberata assunzione di stupefacente in dose massiva", basandosi su dichiarazioni della stessa detenuta. Il gip Antonella Minunni, acquisita la perizia e le consulenze delle parti, e recepite le contestazioni effettuate in aula allo specialista dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal pm Eleonora Fini, e anche dalla difesa della Sebesta, si è riservata di decidere su un'integrazione o sul rinnovo dell'accertamento.

La perizia di Mastronardi cozza, infatti, con quella iniziale depositata dallo psichiatra Alessio Picello consulente dei pm. L'esperto aveva ritenuto la detenuta incapace di intendere al momento dei fatti, per un grave disagio mentale. Anche il difensore della Sebesta, l'avvocato Andrea Palmiero, ha sempre evidenziato il dramma psicologico della donna, ricoverata per anni in ospedali psichiatrici in Germania.

Dello stesso avviso il suo consulente, lo psichiatra forense Gabriele Mandarelli. "Li ho uccisi per salvarli dalla mafia e dai pedofili", si era giustificata la mamma dopo il dramma. La psichiatra della Asl RN12 che l'avrebbe dovuta visitare su sollecito della direzione del carcere, è ora indagata per omissione di atti di ufficio.

 

 

 



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