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Riforma penitenziaria, il parere del Garante sul decreto: "Servono cambiamenti"

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di Teresa Valiani

 

Redattore Sociale, 10 agosto 2018

 

Sono racchiusi in un documento di nove pagine i pareri che il Garante nazionale dei diritti dei detenuti ha inviato al ministro della Giustizia. Tre le osservazioni di maggior rilievo: la difficoltà a reperire un disegno complessivo, lo scarso riferimento alla condivisione di regole europee e il non aver affrontato il tema del disagio mentale.

Sono racchiusi in un documento di nove pagine i pareri che il Garante nazionale dei diritti dei detenuti ha inviato al ministro della Giustizia in merito allo schema di decreto legislativo relativo alla Legge di delega n.103 del 2017 sulla riforma dell'ordinamento penitenziario. Tre le osservazioni di maggior rilievo: la difficoltà a reperire un disegno complessivo, lo scarso riferimento alla condivisione di regole europee e il non aver affrontato un tema "determinante" come quello del disagio mentale.

"Per il resto - spiega il Garante nazionale, Mauro Palma, è chiaro che si leggono alcune scelte politiche, ma nelle singole parti ci sono provvedimenti condivisibili su cui abbiamo dato anche parere favorevole, mentre altri richiedono secondo noi cambiamenti e diverse espressione linguistiche, anche, per come sono espressi. Il Garante - sottolinea Palma - non ha governi amici o governi nemici e, per sua funzione, prende da qualunque provvedimento gli aspetti che possono accrescere la tutela dei diritti delle persone ristrette. Per questo, su alcuni aspetti abbiamo espresso parere positivo, come ad esempio sul fatto che il medico non faccia più parte del consiglio di disciplina, che era un elemento di delega. In generale, comunque, quello che mi colpisce è che non sempre abbiano utilizzato le possibilità della delega".

"Il Garante nazionale - si legge in una nota - prende atto che il Governo ha deciso di non esercitare la delega relativamente alla revisione di modalità e presupposti di accesso alle misure alternative, di revisione delle procedure di accesso alle medesime, di eliminazione di automatismi e preclusioni, di valorizzazione del volontariato, di riconoscimento del diritto all'affettività, nonché di revisione delle misure alternative finalizzate alla tutela del rapporto tra detenute e figli minori. Il Garante nazionale ritiene che gli elementi di delega costituissero nel loro insieme un corpus complessivo volto a ridefinire l'esecuzione penale con l'obiettivo di perseguire un reinserimento sociale che non apra al rischio di esclusione e di conseguente recidiva. Le singole proposte presenti nel nuovo decreto appaiono più rivolte ad affrontare aspetti settoriali che a ridefinire tale corpus complessivo, pur essendo apprezzabili alcuni specifici interventi rispetto ai quali il Garante nazionale ha proposto alcuni emendamenti".

Il parere, dunque, non si esaurisce con un'unica valutazione, ma prende in esame provvedimento su provvedimento, offrendo una serie di suggerimenti "su cose che - sottolinea Palma - secondo noi vanno modificate. Restano quei tre punti che lasciano perplessi, sul problema di fondo. Il primo riguarda l'intervento sul decreto: è chiaro che quando da un provvedimento pensato globalmente si prendono delle parti, si perde parte della logica complessiva, si perde il disegno che in qualche modo c'è dietro.

La seconda osservazione riguarda la distanza dalla "questione Europa". Sembra quasi non si voglia far riferimento alle regole penitenziarie europee. Qui c'è qualche contraddizione perché poi, invece, in alcuni punti della relazione si rinominano, quindi c'è qualcosa che, probabilmente anche per la fretta, non regge benissimo. Il riferimento europeo è importante perché, anche nell'ambito dell'Unione, per costruire uno spazio giuridico europeo che faccia sì che siano possibili i trasferimenti e le estradizioni, bisogna avere regole condivise. Far riferimento alle regole europee è necessario per dare agibilità a tanti progetti che si vogliono portare avanti: incluso - sottolinea il Garante nazionale - quello di trasferire detenuti da una parte all'altra: anche per questo c'è bisogno che l'Europa abbia un sub strato comune".

La terza perplessità espressa nel documento inviato al ministero, riguarda "il fatto - spiega Mauro Palma - che dal provvedimento scompare uno dei problemi più grandi, oggi, in carcere: il disagio e la malattia mentale, psichiatrico più che psicologico. Non c'è nulla su questo argomento e mi auguro che sia così perché si vuole intervenire con un provvedimento autonomo".

"Il Garante nazionale - prosegue la nota - apprezza le disposizioni che tendono a migliorare la quotidianità detentiva e che, peraltro, riprendono alcuni aspetti sui quali aveva già formulato un positivo parere. E, nel porre questo parere, ribadisce la piena disponibilità a cooperare, nel convinto spirito di collaborazione istituzionale, per ogni possibile miglioramento normativo e per la piena attuazione dei processi di evoluzione del sistema di esecuzione penale nel solco della previsione della nostra Carta costituzionale".

"Sì - conclude Mauro Palma - perché le istituzioni devono sempre cooperare. Ho apprezzato che il governo abbia inviato subito il testo e noi, da parte nostra, anche per non creare alcun dubbio, abbiamo bruciato i tempi, formulando in questi tre giorni un parere lungo nove pagine, in uno spirito di cooperazione istituzionale. Le istituzioni non sono mai una contro l'altra. Per i gruppi politici o intellettuali è diverso: le istituzioni devono sempre cooperare e mettere in guardia. Come nel caso del rispetto delle regole europee. Serve armonia, se vogliamo costruire un effettivo spazio anche dell'esecuzione penale comune. E i sistemi di probation sono i sistemi fondamentali nell'Europa attuale".

 

 

 

 

 

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