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Riforma del processo penale, slitta il voto. Orlando contro Renzi: "così affossa la legge"

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di Francesco Pacifico

 

Il Mattino, 19 maggio 2017

 

Prima c'è da approvare il decreto Parchi, che doveva essere ultimato ieri. E non aiuta nemmeno il contemporaneo sbarco in commissione Bilancio della manovrina. Questa sì da votare in tempi strettissimi. La riforma del codice penale, e con essa la delega per riformare l'uso e la diffusione delle intercettazioni, dovrebbe essere incardinata martedì prossimo alla Camera. Invece la misura, quella più calda del momento e sulla quale si discute dall'inizio della legislatura, va verso uno slittamento di almeno uno o due settimane. Almeno, perché il suo varo non sembra più una priorità per il Pd. Che, infatti, si sta spaccando anche sul porre o meno la fiducia, utilizzata invece nel passaggio al Senato.


Ettore Rosato, capogruppo del Nazareno a Montecitorio, ieri ha ufficializzato quello che 48 ore prima aveva annunciato ai suoi colleghi tra lo sbigottimento generale: "La fiducia alla Camera sul Ddl di riforma del processo penale non serve. Non è che non la mettiamo perché non crediamo più nel provvedimento, ma perché alla Camera sia i numeri sia l'iter in Aula sono diversi: in un giorno e mezzo l'approviamo".
Un approccio che non sarebbe piaciuto al Guardasigilli Andrea Orlando. Il quale, imbufalito, invece vorrebbe che il Parlamento chiudesse la pratica al più presto con la fiducia, per poi mettersi a scrivere i decreti attuativi necessari per rendere più virtuoso l'uso delle intercettazioni ed evitare nuovi abusi. Non a caso avrebbe già garantito all'Anm e alle Camere penali una commissione congiunta per discutere le linee guida alla base dei provvedimenti finali.
Spiega al riguardo il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri: "Il tema centrale adesso è quello della fiducia. Premesso che io non ho nessuna voce in capitolo sull'argomento e che il mio non è un giudizio di merito, rilevo che nel caso non si mettesse la fiducia, potrebbero essere inserite delle modifiche al testo, che lo riporterebbero in Senato. A quel punto si allungherebbero i tempi e il ministero potrebbe non garantire più l'approvazione dei decreti attuativi".
Alla base del traccheggiare dei renziani ci sarebbe soltanto una questione di opportunità politica. Una scelta che le polemiche tra Matteo Orfini e Giorgio Napolitano - "Non ricordo un altolà del presidente sul caso Unipol", "Sono insinuazioni malevole, mi chieda scusa" - hanno soltanto rafforzato. Certo sono in molti nel gruppo dirigente del partito a non esaltarsi per un testo molto prudente, che prova a responsabilizzare i magistrati con un apposito archivio dove custodire le intercettazioni, conferma il divieto a rendere noto materiale non inerente delle indagine e, di fatto, non pone veri limiti alla pubblicazione dei brogliacci.
"Ma in questa fase, dopo la pubblicazione delle telefonata dove Renzi "interroga" il padre sulle sue responsabilità nel caso Consip", spiegano dal Giglio magico, "non possiamo passare come quelli che vogliono censurare la magistratura o la stampa". Le elezioni sono vicine e, come nel caso dei voucher e della legittima difesa, ulteriori strappi sono insostenibili.
Intervistato da Affaritaliani.it, il neopresidente dell'associazione nazionale magistrati, Stefano Albamonte, ha consigliato al governo di stralciare la delega sulle intercettazioni per "mirare all'approvazione delle parti condivise senza creare lacerazioni". Un'ipotesi che spaventerebbe Orlando e non piace ad ampi settori del Pd. Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia e relatrice del testo, annuncia che lei, "lunedì, andrà comunque in aula. Se dovesse essere cambiata anche una sola virgola e si tornasse al Senato per la quarta lettura, vorrebbe dire affossare una riforma di sistema sulla quale hanno lavorato governo e Parlamento per oltre tre anni. E che serve a migliorare il processo penale nell'interesse dei cittadini e del funzionamento della giustizia. Siamo a fine legislatura e certi provvedimenti, come abbiamo fatto con il cyberbullismo, vanno approvati anche se migliorabili in seguito". Aggiunge la collega Anna Rossomando: "Io auspico l'uso della fiducia. È un testo di tutto il Pd: rispetto a quanto fatto in passato, noi rafforziamo lo strumento e abbiamo recepito molte circolari delle maggiori procure sull'uso delle intercettazioni".
Se non bastasse, sono in fibrillazione anche gli altri pezzi della maggioranza. Al centro Alternativa popolare plaude alla decisione di non porre la fiducia sul Ddl penale, ma chiede modifiche - incurante del ritorno in Senato - su due punti fondamentali come il congelamento della prescrizione e il limite di cinque giorni con il quale il pm può differire il colloquio tra l'arrestato e il proprio avvocato.
Nessun dubbio sulla parte che riguarda le intercettazioni, che, come ha ricordato ieri il capogruppo alla Camera Maurizio Lupi, "sono un utile strumento di indagine, ma come dice Gherardo Colombo, uno dei pm di Mani pulite, sono da usare con parsimonia, da ascoltare e non solo da leggere nella trascrizione per capire il tono e il contesto di chi parla e soprattutto da non pubblicare se si tratta di atti riservati o se riguardano la vita personale delle persone intercettate e non l'oggetto di indagine. I processi si fanno nelle aule dei tribunali e non sui media". Anche i bersaniani di Articolo1-Mdp potrebbero porre delle eccezioni.
Voto contrario invece dal centrodestra e dal movimento Cinquestelle. Il grillino Alfonso Bonafede, vicepresidente della commissione Giustizia, nota che "ogni volta che si scopre uno scandalo in politica, l'attuale maggioranza viene alla Camera con l'esigenza di limitare le intercettazioni. Questo è inaccettabile".

 

 

 

 

 

 

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